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Ciò che dicono le fonti sulla battaglia di Solferino


Secondo gli autori, dalla letteratura delle carte d'archivio, nasce immediatamente un problema: dalla lettura di souvenir di solferino appare in tutta la sua grandezza l'impatto della battaglia, il glorioso sacrificio dei combattenti, lo strazio dei feriti e la sepoltura dei morti; mentre dalle loro fonti niente di tutto ciò viene citato. Si parla dei militari e delle disposizioni che loro venivano date, nient'altro. Nelle parole di dunant si narra di una battaglia, che nella sua spaventosa crudeltà, segna una svolta nell'umanità e nelle abitudini dei militari. Nelle testimonianze raccolte, però, niente di tutto ciò viene menzionato.
In merito alla domanda degli autori sul sopraggiunto soccorso o meno ai feriti la risposta che viene data è positiva. Gli abitanti – in forza della loro carità cristiana – vinsero la paura degli eserciti e, nei rari momenti di pausa  dai combattimenti, fecero il possibile per soccorrere i feriti. Ovviamente le cure prestate erano molto precarie e basilari (un sorso d'acqua era già una grande cosa); bende e garze non esistevano ancora e i contadini usarono ciò che avevano (lenzuola).
Anche negli ospedali le cose non andavano meglio: le cure si basavano principalmente nella somministrazione di acqua di tamarindo e/o malva. Non c'erano disinfettanti e di conseguenza si correva i rischio di putrefazione delle ferite. Le uniche attrezzature “mediche” erano le ambulanze e le seghe per effettuare amputazioni a crudo.
In merito al secondo quesito posto dagli autori – se l'assistenza ai feriti fu data dalla popolazione, dai militari o da entrambi – la risposta conclusiva alla quale sono giunti è che venne data da entrambi: popolazione e militari, mossa dal dovere e dalla pietà.
Rispetto, invece, alle affermazioni contraddittorie di Dunant, gli autori riescono a far emergere l'equivoco: il soccorso dei contadini lombardi e dell'alto mantovano fu amorevole e si appropriarono delle scarpe dei morti ma, l'evento, deve essere contestualizzato per essere capito.
I contadini non avevano scarpe e dal momento che ai morti non sarebbero più servite cercarono di “sfruttare” tale situazione.
Per quanto riguarda l'affermazione di Dunant sulle donne ignoranti gli autori giungono alla conclusione che non era un'offesa verso di loro ma che data la loro inappropriata preparazione infermieristica  per svolgere tali compiti, compirono gesti di grande umanità. Risulta quindi essere un complimento.
In conclusione gli autori avanzano delle ipotesi per cercare di spiegare come mai nell'esercito del comune di solferino non vi è traccia della battaglia combattuta. Le ipotesi: o solferino fu talmente sconvolta dalla tragedia a tal punto da non riuscire a scrivere alcuna testimonianza; o che vi fu prestata poca attenzione nella conservazione del documento all'interno dell'archivio; o che l'archivio fu danneggiato.
Tratto da UN RICORDO DI SOLFERINO, OGGI di Angela Tiano
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