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L’educatore e i minori stranieri non accompagnati

Il fenomeno della migrazione di minori stranieri non accompagnati sul territorio nazionale riveste nell’ultimo decennio rilevanza sia dal punto di vista quantitativo, sia per i problemi che offre rispetto alla definizione di possibili percorsi educativi che favoriscano l’inserimento e l’integrazione nel contesto di vita italiano.
La varietà nei percorsi migratori e di inserimento, in relazione alle motivazioni dell’espatrio, ai luoghi che i minori decidono essere la meta del loro viaggio alla presenza o assenza di genitori e di permesso di soggiorno, impedisce di tracciare in maniera univoca una definizione dell’identità di questi soggetti.
Di fatto, si distinguono differenti tipologie frequenti di MSNA:
i minori richiedenti asilo o per i quali sono previste misure di protezione temporanea per motivi umanitari;
i minori giunti in Italia per ricongiungersi ai loro genitori o ad altri parenti;
i minori sfruttati e giunti in Italia attraverso la criminalità organizzata.
I principali soggetti istituzionali incaricati dell’accoglienza di MSNA e della successiva presa in carico dal punto di vista educativo sono le Regioni e i Comuni.
In alcune città è stato istituito un ufficio minori stranieri che lavora con i servizi sociali, i mediatori culturali, le unità di strada, intervenendo nella prima accoglienza, fase molto delicata in quanto i minori stranieri si trovano esposti a molteplici rischi di abuso, violenza e sfruttamento, essendo privi di adulti di riferimento e di rappresentanza legale.
L’educatore professionale, generalmente, incontra il MSNA nelle strutture di prima o seconda accoglienza e prende in carico il caso su mandato del Comune o dei servizi socioeducativi territoriali.
Le strategie di presa in carico a fini educativi non sono chiaramente delineate, se non in termini di sostegno al minore. Le possibilità di intervento dell’educatore professionale fanno riferimento alla predisposizione del percorso di inserimento-integrazione nel contesto di vita italiano, in assenza di vincoli precisi o orientamenti particolari.
Tutti i ragazzi che sanno di non avere i requisiti non si presentano più all’Ufficio minori perché hanno paura di uscire allo scoperto e rimangono clandestini.

di Anna Bosetti
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