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L'Italia nell'economia industriale

Fasi cronologiche:
- unificazione (1861);
- prima fase del nuovo stato unitario (1862-1875) - destra storica;
- sinistra storica - fase economicamente complicata per modificazioni del ciclo economico e arrivo in Europa dei cereali americani (1876-inizio anni 90);
- fase economica positivo (ciclo ascendente), Italia giolittiana.

Al momento dell'unificazione nazionale l'economia italiana è apparentemente arretrata, arretrata rispetto ai pochi paesi europei in cui già si era sviluppata l'industrializzazione (Inghilterra, Francia, Germania, Belgio), ma non rispetto al dato medio europeo. Si tratta di un'economia prevalentemente agricola. La durata media della vita è di 30 anni, l'analfabetismo è diffuso (70%) anche se varia da regione a regione (50% nord - 90% sud).
Esistono tante " Italie agricole": la pianura padana piemontese-lombarda-veneta è caratterizzata da un'agricoltura moderna, dove erano stati investiti capitali, erano state compiute opere di canalizzazione, la produttività era elevata, era presente una borghesia imprenditoriale.
L'arco prealpino e la zona appenninica cono caratterizzati da aziende meno vaste, vi è diffusa la piccola proprietà contadina, povera e che sopravvive a fatica, ed è nel complesso un modello poco dinamico dove si pratica il lavoro a domicilio → protoindustria tessile pagata dai mercanti imprenditori.
Dal Lazio in giù il modello produttivo è quello di una grande proprietà terriera poco dinamica e arretrata, non in grado di accumulare capitale.
Il settore industriale è ancora fragilissimo: si lavora la seta e appaiono i primi lanifici e cotonifici, che si localizzano nelle vallate alpine a ridosso della pianura padana, dove si poteva disporre di fattori produttivi a basso costo come la manodopera e l'energia idraulica.
L'industria pesante è invece praticamente assente. Negli anni 50 l'Italia è ancora un paese politicamente diviso, frammentato in diversi stati che seguono politiche economiche diverse: quelle del Regno di Sardegna e del Granducato di Toscana sono liberoscambiste, mente nel lombardo- veneto, nello Stato della Chiesa e nel Regno delle Due Sicilie erano protezioniste..

Al momento dell' unificazione le politiche adottate su scala nazionale sono una trasposizione bella e buona di quelle intraprese dal Regno Sabaudo durante gli anni 50, cioè liberoscambiste: si eliminano i dazi interni e si pongono dazi molto leggeri verso l'estero. Anche i modelli amministrativi ricalcano quello piemontese, un modello centralistico della pubblica amministrazione.
Vengono fatti investimenti nel miglioramento della rete stradale e nella creazione di una rete ferroviaria, ricorrendo a capitali stranieri, per lo più francesi .
Il quadro generale della politica economica degli anni '60 è liberale-liberista.
Il debito pubblico del nuovo stato è pesante, perchè gravato dagli oneri delle guerre d'indipendenza risorgimentali e quelli dovuti allo sforzo di unificare l'apparato amministrativo. Lo stato recuperava le risorse necessarie emettendo delle obbligazioni, i titoli del debito pubblico, sottoscritti parzialmente dai cittadini → gli elevati tassi di interesse pagati sui titoli avevano però l'effetto di convogliare i pochi capitali che l'economia riusciva ad accumulare nei titoli di stato, drenandoli invece dagli investimenti privati in attività produttive.

Negli anni '70 la svolta rilevante, in termini di politica economica, si ha con la ribalta della sinistra storica, che si mostra più aperta a politiche protezionistiche; si assiste a un cambiamento della mentalità economica, i vari governi vedono come obbiettivo strategico lo sviluppo industriale, anche sotto la spinta di imprenditori che avevano alle spalle (seppur limitate) esperienze industriali e che riescono a ottenere la protezione dei dazi doganali, che permette loro di occupare il mercato nazionale, una volta eliminata la concorrenza estera.
Per favorire lo sviluppo industriale lo stato intraprende altre iniziative (il settore pubblico affianca il privato nell'iniziativa economica): negli anni '80 si vogliono creare le condizioni per sviluppare il settore siderurgico (questa visione contrasta con la visione del libero mercato di Ricardo → in Italia non c'erano nè carbone nè minerali di ferro); si decide quindi di creare a Terni una moderna acciaieria (anni 80), specializzata nella creazione di corazze d'acciaio per coprire le fiancate delle corazzate da guerra (→ soddisfa la domanda pubblica bellica).
Nel 1985 viene emessa una legge che concede per i successivi vent'anni la gestione della rete ferroviaria a privati, imponendo però alle società beneficianti la clausola "buy italian": erano obbligati a comprare prodotti italiani se i prezzi di questi non fossero stati più alti del 5% di quelli dei prodotti concorrenti stranieri.
Il tessuto industriale si trasforma: decadono la protoindustria e il lavoro a domicilio da una parte, dall'altra si diffondono le fabbriche.


Il decollo italiano (1880-1914)


Nel periodo che va dagli anni '80 alla Prima Guerra Mondiale l'Italia, secondo il modello di Rostow, vive la fase del decollo. Lo stato in questo periodo abbandona il liberoscambismo e comincia ad adottare una serie di provvedimenti che finanziavano con il denaro pubblico particolari settori del secondario. La congiuntura economica mondiale è positiva e l'Italia riesce ad agganciarsi a questo trend di sviluppo.
Un settore che vive uno straordinario sviluppo è quello dell' energia elettrica (idroelettrica).
Si potenzia molto anche il sistema bancario, che oltre a migliorare dal punto di vista quantitativo, si rivoluziona anche su quello qualitativo, a seguito della crisi speculativa edilizia degli anni 80, dovuta all'aumento delle dimensioni delle città, al trasferimento della capitale da Firenze a Roma e ai grandi investimenti edilizi effettuati a Napoli che, colpita da una grave epidemia di colera, per migliorare il livello sanitario, vede ristrutturate le fognature e ampi quartieri della città. Coloro che si lanciavano in questo business erano finanziati dalle banche, ma allo scoppio della bolla si ritrovano insolventi e trascinano nella crisi gli istituti di credito: Banca Romana [istituto di emissione], Banca Generale e Credito Mobiliare falliscono nel 1893. Vengono così riformati gli istituti di emissione, viene creata la Banca d'Italia, che nel 1936 diventerà un istituto di diritto pubblico; nascono il Credito Italiano [a Genova - diventerà Unicredit] e la Banca Commerciale [a Milano - diventerà Intesa San Paolo] → queste banche si costituiscono sulla base di capitale estero (sono un esempio di investimento in Italia di capitale estero) e adottano la strategia bancaria delle banche miste tedesche, disposte a garantire credito a medio-lungo termine al settore industriale e ad altri settori ad alta concentrazione di capitale, come quello elettrico, siderurgico e della cantieristica navale, settori che necessitano impianti di grandi dimensioni.
Lo sviluppo si manifesta, anche se con modalità diverse, a 360°;
Nell' agricoltura in 15 anni si vedono incrementi cdi produttività che vanno dal 30 al 50%, grazie a ammodernamenti di macchine agricole, maggior impiego di concimi chimici e antiparassitari, bonifica di zone paludose e opere di canalizzazione (tutto questo soprattutto in pianura padana). Anche lo sviluppo industriale avviene soprattutto al nord: le maggiori industrie erano localizzate in quello che andava definendosi come il triangolo industriale, un esempio di economia di agglomerazione → queste aree urbane erano avvantaggiate dalla maggiore disponibilità di energia elettrica e carbone, dalla presenza del credito e dal fatto di essere centri di mercato. Hanno luogo i primi movimenti migratori, di carattere e ampiezza regionali → le città attraevano forza lavoro dalle zone limitrofe. Dal mezzogiorno d'Italia si emigra invece per andare in America, in quanto la domanda di lavoro del nord era già soddisfatta.
In questa fase di sviluppo l'Italia meridionale ricopre un ruolo assolutamente subalterno: vengono tentate le "leggi speciali" per l'Italia meridionale al fine di favorire uno sviluppo autonomo di queste aree, ma questi provvedimenti, alla prova dei fatti, si dimostrano incapaci di colmare il divario tra le regioni del nord e quelle del sud.
In questo periodo avviene conseguentemente una trasformazione sociale, più forte nelle aree di maggiore sviluppo, che si esplicita in un aumento del benessere, in un aumento dell'alfabetizzazione e in un allargamento del diritto di voto; ciò si traduce in rappresentanze politiche diverse da quelle immediatamente postunitarie, che erano solo liberali, mentre ora vanno dalla destra liberale ai socialisti, e nella nascita delle prime organizzazioni sindacali che aiutano la diffusione di contratti di lavoro; anche gli imprenditori si organizzano in associazioni di categoria. La crescita delle retribuzioni è possibile grazie all'aumento della produttività e dei profitti. Nelle aree urbane i consumi non si limitano più, anche per le classi popolari, ai soli beni indispensabili, ma si diffondono anche beni non necessari come le bicicletta, che è utilizzata come mezzo di trasporto privato ma anche come strumento per trascorrere il tempo → le classi popolari hanno a disposizione del tempo libero → in una società di massa si diffondono intrattenimenti di massa, nascono il campionato di calcio e il giro d'Italia, ad Atene, nel 1886, si svolgono le prime olimpiadi dell'età moderna, nascono le prime riviste dedicate unicamente a fatti sportivi.
di Silvio Traverso
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