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Analisi economica della Prima Guerra Mondiale

La Prima Guerra Mondiale è una cesura profonda nella storia dell'uomo, sia per a quantità dei paesi coinvolti, la dimensione degli eventi bellici, sia per quanto riguarda gli strumenti bellici utilizzati, che sono un portato dello sviluppo industriale dei secoli precedenti, sia per il fatto che fu una guerra di massa che coinvolse in maniera complessiva le economie, le società e le popolazioni dei paesi belligeranti, anche coloro che non si trovavano nelle zone direttamente toccate dai fatti di guerra.E' una guerra che consuma enormi quantità di materiale bellico e che necessita una produzione continua di armi e munizioni estremamente costosa che presuppone l'esistenza di un apparato industriale in grado di soddisfare questa domanda e presuppone che la domanda provenga da parte dello stato, che la finanzia attraverso la spesa pubblica.

Con il 1914 cambiano radicalmente i flussi economici internazionali: si interrompono i rapporti economici tra paesi belligeranti, mentre quelli tra paesi alleati sono ostacolati dai nemici o dalla congiuntura bellica. Ad esempio durante la guerra il carbone che proveniva dal Regno Unito in Italia divenne più costoso e inoltre le navi mercantili che lo trasportavano erano bersaglio dei sottomarini tedeschi. Col rischio di guerra, anche i prezzi delle polizze di assicurazione del naviglio va alle stelle. Il carbone era essenziale per le industrie impegnate nello sforzo bellico e lo stato stesso si incarica di gestire i flussi di approvvigionamento.
Subisce uno sconvolgimento anche il mercato del lavoro, dal quale vengono strappati, per essere spediti a combattere al fronte, via centinaia di migliaia di maschi in età lavorativa → si azzera il surplus di offerta di lavoro e per soddisfare la domanda di lavoro nelle fabbriche direttamente impegnate nello sforzo bellico, lo stato provvede all'esonero dalla leva di tecnici e ingegneri specializzati, impiegando inoltre come operai direttamente i soldati (c.d. operai comandati); un altro sistema per aumentare forza lavoro disponibile fu l'assunzione di forza lavoro femminile, che andava a occupare spazi prima riservati al lavoro maschile.
Per quanto riguarda la produzione agricola, se ne registra un forte calo, e viene importata da altri continenti.
Nel quadro di una faticosa tenuta del settore industriale nel suo complesso, la produzione di armi e materiale bellico conosce uno straordinario sviluppo, mentre sono in crisi le produzione destinate a beni di consumo.

Il titolo di “ stabilimenti ausiliarii” era riconosciuto alle fabbriche private considerate necessarie alla guerra, e consentiva a queste di godere di esenzioni dalla leva per i suoi lavoratori e di precedenze di approvvigionamento: alla fine della guerra impegnavano 900mila persone.
La produzione bellica veniva acquistata a prezzi altissimi, dal momento che in quel contesto era impossibile per lo stato organizzare gare d'appalto e i prezzi venivano così stabiliti dalle imprese: controllare la spesa pubblica non era prioritario, era prioritario procurarsi le forniture belliche. I ricavi crescenti delle imprese belliche le spingono da una parte a utilizzare al massimo gli impianti, dall'altra a fare nuovi investimenti che ampliano la capacità produttiva. Possono fare una politica di espansione dell'impresa.

La spesa bellica in teoria si potrebbe finanziare attraverso:
- un aumento della pressione fiscale (in UK è percorsa, in Italia è più difficile);
- creazione di carta moneta (più o meno avviene ovunque → aumento della massa monetaria circolante → tutti i paesi abbandonano il gold standard e c'è alterazione completa dei cambi internazionali fissi, si verifica inflazione con aumento meno che proporzionale delle retribuzioni e che erode i risparmi in banca del ceto medio);
- indebitamento dello Stato con l'emissione di titoli decennali a lunga scadenza, acquistati in parte da capitali nazionali e in parte da capitali provenienti dall'estero (Inghilterra e soprattutto USA, che cambiano il loro ruolo nel mercato internazionale dei capitali)

Questa analisi dell'economia di guerra spiega quello che avviene a guerra conclusa.
Muoiono 9milioni di soldati e 5 di civili, viene ridisegnata la cartina d'Europa(e dell'oriente), gli stati sconfitti perdono molti territori.
L' apparato produttivo industriale deve essere riconvertito perchè da un giorno all'altro la domanda bellica viene meno: le imprese che in precedenza (prima della guerra) non producevano materiale bellico possono tornare alle loro occupazioni pre-belliche. La produzione della Fiat prima della guerra era limitata, con la guerra la sua espansione è legata alla produzione militare (armi e munizioni) ma terminata questa riesce a riconvertirsi. Per una fabbrica come l'Ansaldo invece la riconversione è più difficile, e vengono persi molti posto di lavoro. Torna il problema della disoccupazione.
I rapporti internazionali vedono paesi indebitati e paesi creditori. I paesi alleati speravano che i capitali fossero ricevuti a titolo di aiuto, invece si capisce bene che si tratta di prestiti che vanno onorati pagando anche gli interessi.
La grande sconfitta è la Germania, che viene considerata nel trattato di pace di Versailles come responsabile della guerra, e si vede costretta a ripagare i danni di guerra, che corrispondevano a una somma pari a 2 volte il PIL tedesco. Da un punto di vista oggettivo, alcuni economisti hanno ritenuto che nel giro di un certo periodo la Germania avrebbe potuto pagare le riparazioni, ma dal punto di vista soggettivo la Germania trova questo insopportabile: nel '22 il governo tedesco dice che non è in grado di pagare e i soldati francesi e belgi occupano il bacino minerario della Ruhr; nel
23 però i lavoratori tedeschi della Ruhr mettono in atto uno sciopero "patriottico", rifiutandosi di lavorare per i francesi, e lo stato tedesco si fa carico di pagare le loro retribuzioni stampando carta moneta → tutto ciò provoca l'iperinflazione. Questa situazione porta la Germania sull'orlo del baratro, e UK e USA ritengono di doverla "salvare" per evitare che vi fosse una rivoluzione socialista: Francia e Belgio ritirano le truppe, tutti i marchi vengono ritirati e sostituiti con una nuova moneta con stock controllato, gli USA garantiscono linee di credito e le riparazioni di guerra vengono parzialmente mitigate.

Il mercato internazionale dei prodotti alimentari, dopo la guerra, conosce una sovrapproduzione dovuta alla ripresa della produzione agricola dei paesi coinvolti della guerra, e si verifica una deflazione strutturale dei beni primari, cui il settore agricolo poteva reagire solamente aumentando ulteriormente la produttività. Questo settore è in tendenziale crisi per tutti gli anni 20
di Silvio Traverso
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