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Cavallo Agricolo Italiano da Tiro Pesante Rapido CAITPR

Nasce come cavallo “agricolo-artigliere” a partire dal- l’opera iniziata, fin dal 1860, dal deposito stalloni di Ferrara che, mediante l’importazione di stalloni di razza Belga, Percheron, Clydesdale, Hackney o, principalmente, Bretone e Norfolk-Bretone (preferito in seguito), mirava a creare una razza da tiro per uso militare-agricolo migliorando il patrimonio locale di fattrici di tipo pesante. Dopo la I Guerra Mondiale iniziò un ampio ricorso alla razza Bretone per ricostruire il patrimonio di fattrici del Veneto, Emilia e Friuli. Estensione del controllo anche alla parte “femminile” a partire dal 1927: inizia la prima “generazione controllata e documentata” del cavallo da T.P.R. Dopo la II Guerra Mondiale, in seguito alla perdita d’interesse “militare”, assume una prevalente destinazione agricola per lavori complementari e trasporti aziendali e l’utilizzo, anche se solo come prodotto secondario, per la produzione della carne. Denominazione ufficiale di razza CAITPR dal 1956 e costituzione del L.G. nel 1960. Con la completa motorizzazione dell’agricoltura (anni ’50) aumenta l’interesse per la produzione della carne e quindi l’appesantimento della razza attraverso l’uso del genotipo Bretone ma si assiste anche ad una progressiva diminuzione della consistenza (anni ‘60 e ’70). Solo negli anni ’80 riprende l’estensione della base selettiva alla luce di nuovi obiettivi di selezione centrati sulla produzione di carne. Stando ai dati del 2002, sono iscritti al LG 6359 animali di cui 3130 fattrici, 2831 puledri (6-30 mesi) e 398 stalloni.  Dalle province originarie (VR, VI, PD, RO e FE) l’allevamento del CAITPR si è esteso in Friuli, Emilia-Romagna,    Toscana, Umbria, Marche e Puglia; di recente sono state interessate anche    Lombardia,    Piemonte, Lazio,    Campania,    Abruzzo, Molise e Basilicata. Il sistema produttivo del Nord- Italia risulta differenziato da quello del Centro-sud e della dorsale appenninica. In Italia la situazione produttiva più conveniente è quella del puledro “lattone” di 8-10 mesi, in parte o completamento svezzato, che riesce a sottrarsi alla concorrenza delle importazioni spuntando un prezzo ancora favorevole. Questo tanto nelle condizioni dei piccoli allevamenti di pianura che in collina e montagna appenninica, anche se talora, in queste condizioni, si assiste anche ad un prolungamento della fase di ingrasso fino anche a 12-18 mesi; nel primo caso la produzione è economicamente conveniente solo riutilizzando vecchie strutture di allevamento, con minimo impiego di manodopera e spese di alimentazione per fattrici; mentre nel secondo caso si sfrutta la rusticità e adattabilità del C.A.I.T.P.R. al pascolo “povero” e le limitate richieste di recinzione e ricoveri per gli animali.
di Denis Squizzato

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