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Mettere a fuoco il contesto nei casi di maltrattamento

L’intervento dell’educatore nei confronti delle situazioni di presunto maltrattamento/abuso richiede un particolare sforzo e precise competenze nel mettere a fuoco situazioni che sono particolarmente complesse.
Quando si lavora con minori in situazioni di disagio si possono identificare due possibili contesti di lavoro: il contesto di aiuto/sostegno e il contesto di tutela.
Valgono le regole del contesto di aiuto quando le famiglie con cui ci si rapporta hanno bisogno di sostegni dal punto di vista sociale, educativo, eventualmente psicologico, ma non sussiste pregiudizio ai danni del minore. Sono situazioni di inadeguatezza genitoriale, in cui i genitori fanno fatica a svolgere coerentemente il proprio ruolo perché mancano loro alcune competenze ma nelle quali, allo stesso tempo, risultano in grado di chiedere aiuto ai servizi o, perlomeno, di accettarne l’intervento. Dal punto di vista emotivo, questo genere di interventi può comportare una notevole fatica da parte dell’educatore, che può essere però compensata, almeno in parte, dal riconoscimento del suo ruolo da parte della famiglia, a volte anche con moti di ringraziamento e riconoscenza.
Nel contesto di tutela, differentemente, esiste una situazione di pregiudizio per il minore: è presente il Tribunale per i minorenni che attraverso i propri decreti limita la potestà dei genitori, definisce misure di protezione, dà indicazioni a genitori e operatori, che a esso devono rispondere. I genitori si trovano costretti a rapportarsi con i servizi, nei confronti dei quali spesso tendono a nutrire sentimenti negativi. Gli operatori sperimentano frequentemente sentimenti di rabbia, impotenza, frustrazione, fatica e paura, in relazione alla gravità del caso.
L’educatore ha a che fare con un ambiente sconosciuto e senza regole certe, in cui mancano punti di riferimento progettuali e le emozioni possono prendere il sopravvento.

Il primo passo da fare è focalizzare un obiettivo di base: comprendere se ci si trovi di fronte a un caso di inadeguatezza genitoriale o di pregiudizio. È necessario aprire una riflessione su come operare: occorre chiedersi in che modo possa lavorare un educatore.
di Anna Bosetti
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