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La teoria generale dell’occupazione di Keynes

La teoria generale dell’occupazione, interesse e moneta opera che ha fornito nuove basi per l’economia e un nuovo modo di fare politica.
Il merito più grande di Keynes è quello di aver risolto la più grande crisi del capitalismo, senza essere passati al marxismo; siamo negli anni ’20-’30 durante la “Grande Depressione” e Crollo Borsa nel ’29.
Diversamente dagli economisti classici, Keynes riteneva che un sistema economico lasciato libero di funzionare in base alla sola legge del mercato non basta a portare benessere e occupazione per tutti.
Non crede nel liberismo.
Egli pensa che il livello di occupazione è determinato dalla somma dei consumi e degli investimenti; è contrario al risparmio, perché risparmiando non si consuma, di conseguenza non si produce e si crea disoccupazione e impossibilità di investimenti.
Il reddito nazionale sarebbe dato dalla somma di consumi e investimenti; in uno stato di sotto-occupazione e capacità produttiva inutilizzata, sarebbe dunque possibile incrementare l'occupazione e il reddito soltanto passando tramite un aumento della spesa per consumi o con investimenti.
Nel Teoria generale, Keynes afferma che sono giustificabili le politiche destinate a stimolare la domanda in periodi di disoccupazione, ad esempio tramite un incremento della spesa pubblica. Poiché Keynes non ha piena fiducia nella capacità del mercato lasciato a se stesso di esprimere una domanda di piena occupazione, ritiene necessario che in talune circostanze sia lo Stato a stimolare la domanda.
di Priscilla Cavalieri
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