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Bosnia: la pulizia etnica tra nazionalismo essenzialista e politica della memoria

La guerra in Jugoslavia ha provocato 250.000 vittime. I dirigenti comunisti serbi sono gli artefici e i colpevoli di questa violenza. : sono loro che per primi hanno consapevolmente adottato l’ideologia nazionalista per risolvere la crisi istituzionale a loro vantaggio serbizzando il sistema federale. Sono loro che hanno subito trasformato il concetto di stato plurinazionale in attacco inaccettabile alla loro sicurezza e in caus belli. Sono loro la soluzione militare per impedire l’indipendenza della Slovenia e della Croazia nel 91 e della Bosnia nel 92. sono loro ad aver avviato una politica di pulizia etnica sia in Croazia sia in Bosnia, mobilitando la polizia, l’esercito, l’amministrazione, le milizie e le forze speciali allo scopo di rendere omogeneo un certo numero di territori. Sono i serbi ad aver commesso i crimini più numerosi e gravi. Io 70% delle vittime sono musulmani, il 20% croati. I territori devastati appartengono per la maggior parte alla Bosnia croata e musulmana.  E le violazioni dei diritti umani da parte dei serbi hanno determinato i rapporti internazionali, le risoluzioni dell’ONU e le incriminazioni del Tribunale penale internazionale dell’Aia istituito nel 93. nel 96 Radovan Karadzic, il presidente in carica dlla repubblica serba di Bosnia è stato accusato di atti giuridicamente definiti di genocidio anche l’ex presidente serbo Milosevic e il braccio destro di Karadzic sono stati incriminati per genocidio.
A partire dal momento in cui fallì il progetto di ricentralizzazione della Jugoslavia, i serbi passarono concretamente alla seconda fase della loro politica nazionalista volta a riunire la Serbia a scapito delle altre repubbliche in cui vivevano i serbi in modo da raggrupparli tutti in unico stato. La guerra di conquista sia in Croazia sia in Bosnia era basata sul cosiddetto piano Ram (cornice) e prevedeva 2 strategie di presa del potere nei territori coinvolti a seconda che i serbi costituissero la maggioranza oppure no. Essa mirava a impadronirsi del territorio etnico serbo incorporando le regioni in cui i serbi vivevano in numero significativo.
La pulizia etnica intrapresa in Bosnia è un processo di violenza cumulativa che procede per fasi sino all’obiettivo ultimo: la scomparsa di un gruppo preciso (i musulmani) e di tutte le sue tracce storiche in un determinato territorio. Questo processo inizia con una politica di esclusione sociale che impedisce alla popolazione minoritaria e stigmatizzata di accedere a certe professioni, all’istruzione, alla previdenza sociale ed esercitare alcuni diritti. Viene concessa l’autorizzazione a lasciare il territorio solo dopo aver firmato una dichiarazione di rinuncia al diritto di proprietà. Le popolazione indesiderate di rado abbandonano le loro terre legalmente. L’esercito della repubblica serba di Bosnia cinge d’assedio alcune città e decine di villaggi. Il trattamento delle popolazioni conquistate è sempre uguale: vengono disarmate, disumanizzate, sono vittime di violenze e stupri, le famiglie vengono divise, gli uomini abbastanza giovani per poter combattere sono internati in campi dove subiscono torture e infine caricate sui pullman e espulse. La strategia di isolare i luoghi colpiti impedendo qualsiasi contatto con l’esterno è fondamentale perché consente agli esecutori materiali di non avere più freni inibitori e di rafforzare il proprio senso di impunità. Poi c’è la distruzione di cimiteri, musei e moschee. Infine c’è l'esecuzione di massa delle elite e della popolazione di sesso maschile come avvenuto a Srebrenica.
di Filippo Amelotti
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