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Interpretazioni del genocidio ruandese

Per spiegare la caratteristica del genocidio ruandese si è fatto ricorso a 3 tesi:
1. la tesi economica della penuria delle risorse: riscuote il favore degli economisti, degli esperti della FAO, della pianificazione e della sanità. Ritiene che le cause del conflitto sociale e della violenza cronica siano la sovrappopolazione e la mancanza dello spazio territoriale che ne consegue. Nel contesto di un crisi economica e di bilancio segnata dal crollo delle quotazioni del caffè e dell’aumento delle imposte presso la FMI e della Banca mondiale, la tentazione del genocidio avrebbe preso corpo poco a poco presso il popolo Hutu delle colline che avevano messo gli occhi sugli appezzamenti del vicino tutsu.
2. la tesi culturale della predisposizione socio psicologica: sostenuta dagli antropologi e dagli etnologi e da alcuni giornalisti. Questi insistono sul profilo socio psicologico dei responsabili materiali e cioè sulla cultura tradizionale del conformismo e dell’obbedienza che combinandosi con una struttura verticistica e particolarmente rigida dell’autorità farebbe del ruandese un esecutore fedele degli ordini ricevuti dall’alto. Il carattere particolare dei massacri iniziati e conclusi quotidianamente a orari fissi come un compito da eseguire ne sarebbe una dimostrazione sconcertante.
3. la tesi politica della manipolazione da parte della classe dirigente: condivisa dalla maggior parte degli storici e dei politologi. Individua la causa principale del genocidio nella volontà di restare al potere a tutti i costi della classe dirigente hutu, soprattutto della fazione più intransigente che proviene dal nord ovest e che è legata al clan della moglie del presidente, l’Akazu. Minacciata nei suoi privilegi fin dall’inizio della crisi economica e dell’ascesa delle opposizioni interne ed esterne, questa fazione avrebbe usato deliberatamente l’ideologia razzista del potere hutu per ristabilire la propria legittimità. Tale ideologia legittima il conflitto razziale contro una popolazione tutsi demonizzata. È un’ideologia che esaspera soprattutto l’idea di un monolitismo naturale degli hutu e celebra la violenza come ineluttabile.
È preferibile combinare queste tesi anziché opporle l’una all’altra.
di Filippo Amelotti
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