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Esempio di caso clinico

Il caso clinico che ci è stato proposto riguarda la storia degli incontri tra una psicologa e la signora R., una giovane donna giunta in consultazione su insistenza dei famigliari.
Dalla lettura e riflessione di gruppo sul caso sono emersi alcuni punti di interesse, fortemente legati ai temi che abbiamo affrontato a lezione , e che elencherò di seguito.
Innanzitutto ci siamo soffermati a riflettere sull’avvio della consultazione: la richiesta di R. si rivela molto tecnica sostenuta da un malessere forte.
R. vuole eliminare l’ansia che l’assale quando è sola e fuori casa.
Mi sono chiesta dunque quale fosse realmente il sintomo.
L’ansia incontrollabile si rivela essere la manifestazione del suo sintomo più che il sintomo stesso.
La riflessione ci conduce a percepire sempre più una discrepanza tra il sintomo che R. porta in consultazione e il suo vissuto individuale: da qui può iniziare un lavoro.
R. si rivela disposta a raccontare la sua storia: emergono altri punti fondamentali a nostro avviso quali la sua paura della dipendenza ( parlando dei farmaci nello specifico ma che si riflette anche nel suo ricorrente proposito di interrompere gli incontri) , il suo dolore per un recente aborto e la sua storia famigliare.
La donna ha origini siciliane ma si è trasferita al Nord Italia per seguire l’attuale marito.
Presto emergono dal suo racconto alcune figure significative.
Ci chiediamo innanzitutto quale fosse il suo partner elettivo e lo identifichiamo nel padre.
Il rapporto con il padre si presenta come problematico: quale posto occupa R. nella sua vicenda famigliare?
Ipotizziamo che la donna non si trovi implicata nel desiderio del padre, il quale non condivide le sue scelte e la inscrive nel ruolo tradizionale di moglie e madre.
Da qui è nata una lunga riflessione sull’origine del desiderio forte di R. di restare nuovamente incinta dopo l’aborto precedente.
Quasi che il diventare madre risponda ad una necessità di definire un suo ruolo diverso da quello di figlia e che risponde alle aspettative del padre.
R. parla anche della madre con la quale ha un buon rapporto così come di altre figure femminili (le cognate per esempio, forse anche la figlia femmina).
Questo dovrebbe aprire un interrogativo sulla modalità di R. di rapportarsi con figure femminili e maschili.
La questione centrale che emerge nel secondo incontro è sicuramente quella della rettifica: tale movimento è presente in questo caso?
A mio avviso è presente proprio nel momento in cui R. cerca di darsi spiegazioni dei suoi vissuti.
Oltre all’aspetto transitivo della sua domanda (eliminare l’ansia e i sintomi collegati senza ricorrere, almeno inizialmente, all’uso di farmaci) R. inizia a raccontare la sua storia a cercare di approfondire i suoi vissuti.
Già questo significa avvicinarsi all’operatore, cercare di andare anche solo un pochino più a fondo della sua reale questione.
A mio avviso già questo movimento minimo può essere considerata un’iniziale messa al lavoro.
Tuttavia l’analisi si interrompe e qui rimane aperta la questione di un eventuale errore dell’operatore: un’affrettata conclusione, una chiusura precoce anziché un’apertura?
Noi ci siamo concentrati a lungo sul racconto dei sogni che R. porta in consultazione.
Emerge il problema dei confini, che nei sogni della donna sono simbolizzati in modo molto forte e che portano a riflettere su un problema di elaborazione della separazione.
Nell’ultimo sogno in particolare emerge il tema del lutto (conseguente all’aborto) e dell’elaborazione del lutto stesso.
Qui emerge con evidenza la necessità per R. di elaborare la perdita della prima figlia per affrontare la seconda gravidanza.
Un tema che non abbiamo approfondito in gruppo è quello di un’eventuale interazione tra diverse figure professionali: R. comunica ad un certo punto di essersi rivolta anche ad uno psichiatra e di avere iniziato sedute di respirazione.
Credo sarebbe stato interessante approfondire le motivazioni della sua scelta ( che oltretutto comunica quasi giustificandosi) e proporre un ‘integrazione, se possibile, tra i due operatori.
Inoltre sarebbe stato interessante approfondire l’interpretazione del sogno, in particolare dell’ultimo, che precede la decisione di R. di interrompere gli incontri.
Una richiesta di interruzione che forse si pone proprio nel momento in cui ci sarebbe potuta essere un’apertura di nuove questioni rispetto per esempio ai vissuti collegati alla sua nuova gravidanza, al suo ruolo di madre , all’elaborazione costruttiva della perdita della figlia precedente, al rapporto con il marito (il quale ricordiamo è stato l’inviante).
Tuttavia la conclusione rimane aperta e siamo convenuti sull’idea che fosse opportuno da un lato accogliere positivamente la decisione di R. e dall’altro manifestare la possibilità di riprendere gli incontri in qualsiasi momento lo ritenesse utile.
    

Tratto da CASI CLINICI di Beatrice Segalini
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