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La teoria cognitivista sugli atteggiamenti sessuali


Secondo le teorie cognitiviste gli atteggiamenti sessuali non sono determinati né dagli istinti biologici né da norme culturali arbitrarie, ma devono essere ritenuti schemi relazionali internamente organizzati, che rispecchiano modalità universali di elaborare cognitivamente gli eventi. I concetti legati al ruolo sessuale sono le risultanti di una strutturazione attiva dell’esperienza. Gli atteggiamenti genitoriali sono rilevanti in quanto contribuiscono a stimolare o rallentare lo sviluppo degli atteggiamenti legati al ruolo sessuale, ma non insegnano direttamente tali atteggiamenti mediante rinforzo o identificazione.
Il primo passo nello sviluppo dell’identità di genere è il riconoscimento che i maschi sono diversi dalle femmine. Una varietà di stimoli (statura, forza, genitali) promuove l’acquisizione della costanza del genere dall’età di 3 anni. L’identità di genere stabile è aspetto dell’acquisizione generale della costanza degli oggetti fisici, che avviene tra i 3 e i 7 anni.
La mascolinità e la femminilità sono considerate espressioni delle due modalità fondamentali che caratterizzano tutte le forme di vita: l’agenticità e il senso della comunità.
L’agenticità si esterna tramite l’autoprotezione, l’autoaffermazione e l’autoaccrescimento, mentre il senso di comunità si esprime attraverso la ricerca dell’armonia con gli altri.
Entrambi i sessi procedono principalmente da uno stadio agentico a uno stadio in cui prevale la conformità con le pressioni e le aspettative sociali. Infine, gli elementi del sé maschili e femminili possono integrarsi in uno stadio androgino. I generi passano così da una natura indifferenziata a una forte conformità con le concezioni sociali, legate al genere e quindi a uno stadio finale in cui prevale l’individualità e in cui l’identità di genere assume forme che possono differenziarsi ampiamente dagli stereotipi tradizionali.
Mentre l’agenticità favorisce la competizione e la riuscita negli uomini, il senso della comunità può indurre nella femmina remissività e disponibilità a prendersi cura.
L’obiettivo finale dello sviluppo dell’identità sessuale è lo sviluppo di un senso di sé in cui avvenga un riconoscimento del proprio genere sufficientemente sicuro da permettere all’individuo di manifestare qualità umane che la nostra società ha etichettato come non propriamente maschili o non propriamente femminili.
Il dibattito su mascolinità e femminilità ha ricevuto un impulso notevole dalla ricerca sull’androginia, in particolare da quella di Bem e Spence.
Una delle tesi centrali della Bem è che molti individui possono essere androgini, ovvero sia maschi sia femmine, sia assertivi sia condiscendenti, sia strumentali sia espressivi, a seconda delle circostanze, e che individui fortemente tipizzati sessualmente possono essere fortemente limitati nel modo di gestire le diverse situazioni.
L’androginia viene presentata come un amalgama ideale degli attributi desiderabili della mascolinità e della femminilità, adatti ad entrambi i sessi.
La Bem propone il concetto di schema di genere, la cui funzione è quella di filtrare le informazioni e di organizzare la conoscenza. Nella prospettiva della Bem, gli schemi di genere sono schemi socialmente appresi. I contesti sociali associano particolari attributi psicologici a specifici generi e determinano il valore e il significato di questi attributi. Le istituzioni sociali mantengono le varie convinzioni legate al genere.
La Spence concepisce la mascolinità e la femminilità come fenomeni separati, che rispecchiano il dimorfismo del sesso biologico. Queste identità del genere sono ritenute aspetti fondamentali del concetto di sé dell’individuo: tutti gli uomini e le donne posseggono un senso della propria mascolinità o femminilità che è centrale per la loro identità e che è importante preservare.
L’identità di genere è acquisita precocemente: i bambini sono esposti a molteplici modelli di mascolinità e femminilità che si combinano per dare origine a concezioni emergenti sul genere, potenzialmente uniche, che costituiscono una parte dell’identità dell’individuo.
Le persone si impegnano a mantenere la loro identità di genere e sono inclini ad aderire a pressioni e modelli sociali che confermano il loro senso di mascolinità e femminilità e a ignorare quelle che sono incongruenti. Esse utilizzano le condotte e le caratteristiche appropriate al genere che posseggono per confermare la loro identità di genere e tendono a trascurare altri aspetti della loro costituzione in quanto non importanti.
Tratto da PERSONALITÀ. DETERMINANTI, DINAMICHE E POTENZIALITÀ di Paola Alessandra Consoli
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