La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Marco Avena Contatta »

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Estratto della Tesi di Marco Avena

Estratto dalla tesi: La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno
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17 Lo studio della fase REM rivelava l’esistenza di una successione di periodi d’intensa attività elettrica cerebrale, simile a quella caratteristica della veglia (desincronizzata), che si alternavano ciclicamente alla fase di sonno profondo (chiamato NREM), in cui le onde elettriche erano sincronizzate. Tale scoperta invalidava l’ipotesi secondo la quale il sonno fosse uno stato caratterizzato da un’inerzia totale di tutto l’organismo, e determinava la necessità di continuare gli studi sul fenomeno. Dement propose l’ipotesi che, nel sonno REM, i movimenti degli occhi corrispondessero all’esplorazione visiva delle scene oniriche, proposta nota con il nome di “scanning hypothesis”. Dement realizzò uno studio sulla deprivazione selettiva della fase REM che consisteva nello svegliare il soggetto al primo manifestarsi del tracciato EEG tipico di detta fase. I risultati (Dement, 1960) mostrarono e ribadirono l’importanza del binomio sonno-sogno. I soggetti che si erano sottoposti all’esperimento di deprivazione mostravano, nel corso della giornata, turbe della memoria, disturbi dell’apprendimento, ansia, irritabilità, allucinazioni. L’ipotesi del sogno come “bisogno fisiologico” che non può essere soppresso veniva confermata dal fatto che dopo un periodo di privazione del sogno, si tendeva a compensare sognando di più. Alla fine degli anni ‘70 la ricerca cognitiva cominciò a considerare il sogno come attività cognitiva. Con esperimenti neuropsicologici si apprese che lo stato cerebrale corrispondente alle esperienze oniriche era, in realtà, ricco di attività elettriche e chimiche sostanzialmente differenti rispetto a quelle dello stato cosciente (M. L. Glucksman & S. L. Warner, 1987). Vennero scoperti i sogni NREM, i quali intervengono nelle altre fasi del sonno; sembra che essi, formalmente e affettivamente diversi, siano più difficili da ricordare, perché solo una persona su tre, svegliata in tali momenti, è capace di raccontarli. Oggi sappiamo, grazie all’ecografia cerebrale (Bosinelli e Cicogna, 1991), che gli schemi relativi alla attività cerebrale sono sostanzialmente differenti nel sonno REM, da quello NREM, e dallo stato di veglia. In quest’ultimo stato le regioni più attive del cervello sono quelle preposte alla funzione decisionale, alla pianificazione a ai movimenti consapevoli. Queste stesse aree del cervello, in particolare la corteccia frontale, si fanno relativamente poco attive durante il sonno REM. Il gruppo di Bosinelli ha dimostrato la presenza di un’attività mentale del tutto comparabile a quella che si registra in fase Rem anche nelle fasi non-Rem e all’addormentamento. Protocolli raccolti durante o alla fine di queste diverse fasi appaiono del tutto simili e tutti rientrano nella categoria dei sogni. Esiste dunque