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In Thailandia nuove norme contro la prostituzione

17 aprile 1996

Il Parlamento della Thailandia approva il Prostitution Prevention and Suppression Bill, che prende il posto della precedente normativa antiprostituzione del 1960.
Appaiono subito evidenti alcuni punti di rilevanza fondamentale, in particolare lo spirito di cui è pervasa la nuova normativa: l'enfasi passa dai lavoratori del sesso ai loro sfruttatori, clienti e, ora, anche ai genitori che vendono i propri figli ai tenutari dei bordelli.
La legge del 1960 penalizzava pesantemente la prostituta in quanto tale (e non includeva la prostituzione maschile) prevedendo per lei anche il carcere, mentre ora rischia una semplice sanzione pecuniaria.
Importantissimo è l'aver ribadito chiaramente che la vendita dei propri figli è cosa illegale, tanto che per i responsabili è prevista una pena che va da un minimo di 4 ad un massimo di 20 anni di carcere se la prostituta (o il prostituto) è di età inferiore ai 18 anni. La normativa del '60 non puniva tale atto, così come non contemplava sanzione alcuna per il cliente. La legge del 1996, invece, punisce il cliente con pene che vanno da 2 a 6 anni di carcere se la prostituta è di età inferiore ai 15 anni, e da 0 a 3 anni se di età compresa tra i 15 e i 18 anni.
Si rivela, inoltre, quanto mai opportuna la previsione di sanzionare, non più solo a norma del codice penale, ma con una fattispecie specifica chi (cliente, tenutario, intermediario etc.) provochi lesioni o torturi la prostituta.
Ovviamente l'approvazione della legge non implica che la prostituzione infantile sia debellata, ma essa ha il merito di rimarcare che si tratta di un vero e proprio "crimine" contro i bambini da perseguire penalmente. Questa sottolineatura elimina l'alibi più frequente di "turisti sessuali" e "pedofili" che si sono sempre appellati alla "diversa cultura" della Thailandia e alla grande "maturità sessuale" dei bambini asiatici.

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