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La tesi del giorno

La paura del nucleare

La paura del nucleareUna forte scossa di assestamento, poi due nuove esplosioni provocate da fughe di idrogeno. La centrale nucleare di Fukushima, una delle più datate nel nord del Giappone, danneggiata dallo tsunami generato dal sisma di magnitudo 9 che ha sconvolto il Paese, riapre l’annosa questione dell’utilizzo dell’energia nucleare. Anche in Italia.
Un Paese in ginocchio, il Giappone, che nonostante tutte le precauzioni e gli altissimi standard costruttivi, non ha potuto nulla di fronte allo straordinario impatto della natura. “Le possibilità di una grossa fuga di gas radioattivo dalla centrale sono molto basse”, si sono affrettate a chiarire le autorità nipponiche. “Nessuna possibilità” che si ripeta un disastro paragonabile a quello di Chernobyl.
Le dichiarazioni politiche, però, non bastano. Perché i dati in possesso relativi alla sicurezza delle centrali nucleari sono ancora troppo scarsi, e deboli. E perché, è bene ricordarlo, la politica energetica di un Paese rientra in una strategia geopolitica di più ampio respiro mossa più dalla realpolitik che dalla ricerca del bene collettivo.
“Nel febbraio 2009”, scrive Federica Nalli nella sua tesi L’Italia torna al nucleare: elementi critici per la valutazione, «la francese Edf e l’italiana Enel stipulano un memorandum of understanding che implica un reinserimento progressivo in Italia della produzione elettronucleare». Nel concreto, Francia e Italia hanno stabilito la costruzione di quattro reattori nel nostro Paese del tipo Epr, quelli di terza e ultima generazione, molto potenti ma altrettanto costosi. Con rischi potenzialmente molto elevati in un territorio sismico come il nostro. Per l’ambiente, certo, ma anche e soprattutto per la salute dei cittadini.
Sono stati 18.400 gli incidenti nucleari sino ad oggi, catalogati in un database internazionale. “Il 70% del totale”, scrive ancora Nalli, “è costituito da incidenti imputabili all’attività umana, mentre le catastrofi naturali riguardano il 30% del totale. Quelli relativi alla produzione energetica rappresentano il 34,8% del totale e il 50% degli incidenti aventi causa antropica. Il 50% di questi ultimi, inoltre, è considerato “grave” (cioè, ad esso sono correlate almeno 5 morti o 10 ferimenti o l’evacuazione di 200 persone)”.
Peccato, però, che nel calcolo delle morti le classifiche internazionali annoverino solo "quelle immediate, avvenute sul momento, e non quelle cosiddette latenti, cioè sopraggiunte in seguito all’incidente".

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L'Italia torna al nucleare: elementi critici per la valutazione