La tesi del giorno
Lo sviluppo sostenibile può salvare le tribù indigene
Le tribù che vivono senza contatti con il mondo "civilizzato", secondo il Movimento per i popoli indigeni Survival International, rischiano di essere spazzate via dall'utilizzo improprio delle risorse presenti nel loro territorio.
Disboscamento, esplorazione petrolifera, costruzione di dighe ed altri interventi che alterano irrevocabilmente l'ambiente, possono provocare lo sterminio di interi popoli. E, ovviamente, si tratta sempre di operazioni imposte dall'esterno.
Se, infatti, l'incontro con le popolazioni indigene non viene gestito con attenzione attraverso forme di cooperazione e processi di tipo bottom-up, l'imposizione dall'alto di progetti 'nazionali' spesso si risolve in uno spreco di risorse economiche e naturali, ma soprattutto di vite umane.
Una storia diversa ce la racconta Andrea Natalini nella sua tesi La riserva Xixuau-Xiparinà. Pratiche di sviluppo sostenibile in un angolo di foresta amazzonica, presentando la sua esperienza di due mesi all’interno della riserva Xixuau-Xiparinà, che si trova nello stato di Roraima, nel nord del Brasile.
Qui si trova una piccola comunità di caboclos cresciuta anno dopo anno e protagonista di un percorso di sviluppo nato nel 1992 con la fondazione Associação Amazônia, ONG con sede a Manaus, e dell’Associazione Amazonia Onlus, con sede a Grosseto.
Il lavoro si propone di dimostrare, attraverso l’analisi dell’operato dell’Associazione e dell'esperienza personale, che è possibile realizzare progetti concreti di sviluppo a scala locale, in aree fortemente caratterizzate dal predominio della componente naturale rispetto a quella antropica, senza con ciò compromettere i preesistenti equilibri ecosistemici, ma anzi traendo vantaggio proprio dalla loro integrità, e con la partecipazione attiva e costante delle popolazioni locali, tanto nella fase ideativa, quanto in quella applicativa.
Immagine: www.uncontactedtribes.org
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