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La tesi del giorno

In Francia stop al velo

In Francia stop al veloLa norma anti-velo è legge. Dopo mesi di accesi dibattiti nelle piazze – vere e virtuali – francesi, e un Sarkozy deciso più che mai a far passare la nuova disposizione, in tutti i luoghi pubblici di Francia d’ora in poi le donne musulmane non potranno più indossare il loro tradizionale chador.

Per luoghi pubblici, naturalmente, non si intendono solo strade e piazze, ma anche ristoranti, caffè, scuole, ospedali, biblioteche, stazioni, banche, aeroporti, tribunali… Se non altro, la polizia non potrà togliere il velo o intimare alla donna di farlo, ma solo portarla in un commissariato per l'identificazione.

Una rivoluzione dei costumi, è il caso di dire, che fa della “secolarizzatissima” France, il Paese con la comunità musulmana più grande d’Europa, il primo a introdurre una normativa simile. Un laicismo esasperato, portato ad estreme conseguenze. Tanto più in un momento particolarmente delicato per Sarkò, alle prese con una guerra decisa di colpo per tentare di riposizionare Parigi nello scacchiere geopolitico europeo e internazionale, e per restituirle un po’ di quella grandeur conquistata in Africa tra lacrime e sangue (delle popolazioni colonizzate, più che altro…).

Come scrive Valeria Rustici nella sua tesi “Il velo islamico tra diritto all’identità e libertà religiosa”, “un nodo cruciale per la neutralità della Stato contemporaneo è rappresentato dalla giusta proporzione da attribuire all’esigenza dell’individuo di mostrare la propria appartenenza religiosa da un lato e dall’altro al rispetto delle convinzioni dell’altro".

Se ci si ferma ad un’osservazione di tipo individualistico, “la questione dell’esposizione di simboli religiosi ruota attorno al presupposto che un’effettiva tutela del diritto di libertà religiosa richiede, oltre al riconoscimento del diritto di non dover dichiarare la propria fede d'appartenenza, anche quello di non subire alcuna forma di limitazione nell'esternare tale appartenenza”.

Modificando però il punto di osservazione, collocandosi nella prospettiva dello Stato, scrive ancora la Rustici, “si presenta tutta una serie di nuovi interrogativi. Può uno Stato non confessionale utilizzare simboli religiosi negli uffici pubblici? E quando è possibile affermare che un simbolo abbandona la sua connotazione religiosa per trasformarsi in un elemento del patrimonio storico culturale della società?.

Un’analisi comparata puntuale e rigorosa, con particolare riferimento al caso francese…

Visita la tesi:

Il velo islamico tra diritto all'identità culturale e libertà religiosa