La tesi del giorno
Punire e censurare servono per proteggere il diritto d'autore?
In nome della tutela del diritto d'autore le hanno provate tutte.
"Eppure", sostiene Luca Bortolotti in File Sharing e pirateria audiovisiva "la maggior parte di esse non sono andate a buon fine. E anche se non sono mancate punizioni esemplari il fenomeno non ha affatto subito ridimensionamenti".
Dopo aver tratteggiato la storia del diritto d'autore e del p2p e file sharing, Luca sostiene che la pirateria è divenuta ormai soprattutto un fatto di costume. Scaricare e condividere è un'abitudine diffusa e socialmente accettata, almeno tra gli utenti, e fa parte della cultura digitale stessa.
Per tentare di arginare il fenomeno le strade percorse dalle autorità sono legate più ad atteggiamenti repressivi e punitivi, piuttosto che alla volontà di modificare la cultura dell'utente medio, o risolvere i problemi strutturali di quei settori, tipicamente audio-visivi, di cui la pirateria è, almeno in parte, un segnale.
Principalmente, spiega Luca, le scelte d'azione sono volte a sanzionare l'utente, sia come uploader che come downloader, coinvolgendo chi ospita i contenuti o chi fornisce la connessione internet.
In particolare molti Stati, tra cui l'Italia, avevano trovato interessante la proposta di Sarkozy di punire chi scarica illegalmente, con uno stop alla connessione per un periodo di tempo che può variare dai due mesi fino a un anno.
Attualmente in Italia questo modello, denominato Three Strikes Out, sembra aver subito un'evoluzione dopo la bozza di delibera dell'Agcom 668/10/CONS del dicembre 2010, che dovrebbe implementare nuove norme per la protezione del diritto d'autore, agendo direttamente sui contenuti e su chi li ospita.
L'Agcom infatti, oltre a esercitare le proprie competenze di vigilanza, diventerebbe anche il 'motore' di un provvedimento giudiziario, che dovrebbero prevedere la rimozione mirata di un determinato contenuto o l'inibizione di un intero dominio web sulla base di una segnalazione di violazione del copyright. Senza però passare dai canali della magistratura ordinaria.
Le associazioni Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet e Assoprovider in una consultazione pubblica parlano di un vero e proprio "sistema di controllo e censura pervasivo", "un ostacolo intollerabile all’accesso alla cultura e all’informazione".
Inoltre, come conclude Luca, nel corso degli anni la colpevolizzazione dell'utente e dei provider e la loro criminalizzazione attraverso azioni legali o pubblicità mirate non ha dato molti frutti.
Anzi, sono state controproducenti, aumentando l'idea della giusta battaglia contro gli intrecci dei politici e i tiranni miliardari, che cercano di lucrare e ottenere vantaggi senza rispetto per gli utenti e per la gente comune.
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