La tesi del giorno
L'Opus Dei a processo
A settembre, a Parigi, andrà in scena un processo inedito, insperato, pieno di enigmi che certo non sarà semplice svelare. L'Opus Dei, la potente organizzazione cattolica fondata in Spagna nel 1928 che conta qualcosa come 80 mila iscritti in tutto il mondo – 1.600 solo in Francia – dovrà difendersi in tribunale dall'accusa, mossa da una giovane donna, di “manipolazione mentale” e “condizioni di lavoro mortificanti”.
A 29 anni
Catherine T. pesava solo 39 chili. Un calvario durato ben 16 anni il suo, quando, nel 1985, unendosi ad una scuola alberghiera della regione di Aisne, aderì senza saperlo anche all'Opus Dei. Finì nelle mani di ''un precettore, un direttore di coscienza'', che nel 1987 la obbligò a contrarre i voti di obbedienza, povertà e castità. La ragazza diventò presto una ''numeraria ausiliaria'', una responsabile per i lavori domestici, ottenendo per tredici anni contratti di lavoro con organizzazioni o associazioni che, secondo l'accusa, ''dipendono esclusivamente dall'Opus Dei''. Qui subì di tutto: sottomissione, abusi, condizioni di lavoro degradanti e umilianti.
La religione cattolica, scrive
Annunziata Savio nella sua tesi “
Chiesa e politica in Cile: storia, potere e politica dell'Opus Dei”, esattamente come un governo democratico e liberale è un “sistema di governo e di organizzazione della popolazione, un sistema di potere”. I due convivono da diverso tempo e, a lungo andare, finiscono per entrare in una “progressiva concorrenza”.
La tesi analizza in modo molto attento i rapporti di potere tra Stato e Chiesa in Cile. E ciò che emerge in modo prepotente è la pesante ambiguità nella gestione del potere dell'Opus Dei, unita alla scarsissima trasparenza e all'indiscussa abilità nel plagiare le menti dei suoi membri e di tutti coloro che vi ruotano attorno. Secondo uno schema solido che si ripete, e che mira a consolidare e aumentare sempre di più la sua influenza politica.
La tesi evidenzia che “all’interno del cattolicesimo l’Opus Dei, movimento integralista,
si introduce in ambito pubblico e statale attraverso i suoi membri; così l’Opera
promuove la sua concezione etica senza utilizzare i meccanismi di espressione propri dell’ordine democratico. Questo comportamento, motivato dalla visione dottrinale specifica, è finalizzato a recuperare un’influenza su tutta la società e non solo su quella religiosa”.
Nel caso storico cileno si può notare come “l’arrivo della dottrina opusdeista, negli anni ’50, introduce una nuova concezione di rapporto fra cristianesimo e politica. La tendenza del movimento integrista ad occuparsi prevalentemente di settori influenti della società, unita alla dottrina e alla struttura dell’Opera, stimolano nei suoi membri comportamenti tipici. Viene dunque a crearsi una dualità interna al cattolicesimo cileno; così il rapporto con la politica risulta diverso a seconda che si aderisca alla chiesa ufficiale o al movimento integrista. Con la progressiva crescita l'Opus Dei giunge ad avere una
forte influenza su settori rilevanti sia dell’economia, sia dell’informazione che della politica”.
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Chiesa e politica in Cile: storia, potere e politica dell'Opus Dei

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