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La tesi del giorno

Fuga di cervelli: identikit dei nuovi migranti

Fuga di cervelli: identikit dei nuovi migrantiIl nostro sondaggio "Dove sarò tra 5 anni?" lo dimostra chiaramente: la maggioranza degli studenti italiani immagina di trovarsi all'estero tra cinque anni. La risposta più cliccata alla domanda "Perché partirò?" è la mancanza di sbocchi in Italia. Una replica che merita una riflessione approfondita ed adeguata che vada oltre gli aspetti formali di questa tendenza.
Come spiega Stefano Monticelli nella sua tesi dal titolo "Passato e presente dell'emigrazione italiana", il fenomeno del brain drain non riguarda esclusivamente i giovani ricercatori ma coinvolge anche giovani di talento con alto livello culturale alla ricerca di un'opportunità professionale pari al loro livello d'istruzione e di competenze.

Come afferma Stefano, l'espatrio dei nostri connazionali "In sé potrebbe anche non essere un fenomeno negativo, purché il saldo tra gli studiosi che lasciano il paese e quelli che vi fanno ritorno non sia in difetto (Greco). In Italia purtroppo non siamo né in presenza di uno scambio di cervelli (brain exchange) né tantomeno di una circolazione di cervelli (brain circulation). Il fenomeno che invece si manifesta sistematicamente nel nostro paese è una vera e propria fuga, in cui le proporzioni si stanno aggravando anno dopo anno fino a divenire una vera perdita di un'intera generazione di giovani ricercatori e studiosi" (Di Giorgio, 2003).

Il blog "La fuga dei talenti" fornisce alcuni dati Istat interessanti a proposito della recente emigrazione professionale italiana: sono oltre 60 mila i giovani italiani che lasciano il Paese ogni anno, di cui il 70% sono laureati (dati Confimpreseitalia). E non finisce qui: i laureati italiani finiti all'estero sono aumentati del 40% in sette anni. Solo nei primi dieci mesi del 2010 si sono trasferiti all'estero 65 mila "under 30" (dati Ance). Tra le mete di espatrio, si confermano prevalenti le destinazioni europee e nordamericane: Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Francia, Spagna e Stati Uniti. Percentualmente, la quota maggiore di laureati italiani emigranti si registra per il Lussemburgo, seguito da Emirati Arabi, Stati Uniti e dalla Cina.

Stefano inoltre amplia la sua ricerca facendo riferimento al passato, dimostrando che questa forma di emigrazione non è un fenomeno recente ma si è verificata per ben tre volte nel corso del ventesimo secolo: premi Nobel come Enrico Fermi e Rita Levi Montalcini sono un esempio dei cervelli che scapparono dall'Italia durante l'occupazione nazista per dar vita alle proprie ricerche.
Infine il paragrafo si conclude con la constatazione che la carenza di dati sul tema deriva anche dalla volontà politica di ignorare il problema, non dandogli peso tanto da poter continuare a parlare di mobilità anziché di fuga, non trovandosi così ad ammettere l'atteggiamento passivo della classe politica stessa verso la ricerca.

L'attenta analisi svolta da Stefano dimostra che l'attuale flusso migratorio non è né un fenomeno di costume né tantomeno l'espressione della curiosità dei giovani di scoprire nuovi orizzonti ma una scelta quasi obbligata per coloro che aspirano a una vita migliore, ricca di soddisfazioni meritate dopo anni di studio.
Condizione necessaria ma non sufficiente per evitare lo spopolamento e impoverimento del Belpaese potrebbe essere l'attuazione di una serie di provvedimenti per favorire lo sviluppo e garantire una migliore qualità di vita per tutti.
Una svolta radicale insomma, una strategia vincente che esuli dalla sterile offerta di sconti fiscali prevista dal disegno di legge approvato in Senato lo scorso 24 dicembre per richiamare in patria i "fuggiaschi".

Visita la tesi:

Passato e presente dell'emigrazione italiana