La tesi del giorno
I licenziamenti collettivi
Il collasso economico ha portato molte aziende a licenziare, e/o a mettere i lavoratori nella condizione di rinunciare a molti dei loro diritti, ottenuti in decenni di battaglie. Il caso FIAT è solo uno dei più eclatanti.
"I licenziamenti di massa diventano nella maggior parte dei casi un must per le aziende, a tal punto che oggi vengono definiti come una
scorciatoia ideale per recuperare l’equilibrio economico-gestionale di un'impresa", scrive
Pietro Caruana nella sua tesi
I licenziamenti collettivi.
Questa affermazione ci fa capire la particolare valenza che assume l’istituto del licenziamento collettivo, "dove si va oltre al rapporto individuale del lavoro, rispetto al quale emerge qui, in tutta la sua problematicità, il conflitto tra diritti di rilievo costituzionale: da un lato la libertà di iniziativa economica privata sancita dall’art. 41 della Costituzione, meglio conosciuta come “
potere datoriale”, cioè il diritto dell’imprenditore di gestire l’azienda nel modo che ritiene più efficace e proficuo; dall’altro, il diritto al lavoro e i risvolti sociali connessi all’esercizio dell’impresa".
Una tesi molto ben documentata, che mette in rilievo come "il seguito sociale causato dal licenziamento collettivo coinvolge interessi che vanno ben al di là dei singoli lavoratori, allargandosi alla dimensione collettiva aziendale ed ultra aziendale e poi nazionale". Una legislazione più "morbida" che favorisce il licenziamento facile genera conseguenze sociali pesanti, con un aumento indiscusso della
precarizzazione, non solo del lavoro, ma anche della vita.
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