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La tesi del giorno

Kim Jong Il, la Corea del Nord e le armi nucleari

Kim Jong Il, la Corea del Nord e le armi nucleariKim Jong Il, stroncato da un infarto a 69 anni, ha sfidato la comunità internazionale per costruire la bomba atomica in un Paese in cui la popolazione fa la fame. Il terzogenito Kim Jong Um, erede al potere, senza dubbio continuerà la politica del padre. Pyongyang, scrive il nostro autore Paolo Taglialatela nella sua tesi La Corea del Nord: dal pericolo atomico alla tragedia quotidiana "per salvaguardare la sua integrità politica e territoriale si avvale della deterrenza nucleare".

Le armi nucleari servono al regime per scoraggiare un intervento militare unilaterale degli Stati Uniti, come contro l'Iraq, e, in caso di guerra, come potenziale difensivo contro il nemico a salvaguardia del proprio territorio. "Premesso che una soluzione diplomatica della crisi nucleare nel Nordest asiatico richiede tempo, resta il dubbio se la Corea del Nord stia usando lo spettro di un arsenale nucleare per ottenere benefici economici e politici dall'America e i loro alleati o se intenda diventare, a tutti gli effetti, uno Stato nucleare, come il Pakistan o l'India, per acquisire prestigio e autorità sul piano internazionale".

Al momento, la deterrenza nucleare costituisce anche "il baluardo più sicuro contro la politica di contenimento americana". Probabilmente, la Corea del Nord continuerà anche in futuro "a coltivare la sua ambizione di diventare uno Stato nucleare, e la partecipazione ai passati negoziati di Pechino serve soltanto per nascondere il suo vero obiettivo e per assicurarsi, al contempo, gli aiuti economici e finanziari che rendano più agevole il cammino verso il liberismo economico".

Oggi nella Corea del Nord sopravvivono 23 milioni di esseri umani "a cui è concesso di respirare solo a comando. E' stato Kim Jong Il l'ideatore di campi di concentramento, di cui si conosce poco malgrado le testimonianze dei pochi sopravvissuti e le foto scattate dagli aerei spia americani. Notizie frammentarie, ma che ne esaltano tutto l’orrore, che si pensava fosse ormai il ricordo di un vecchio passato. Amnesty International si è interessata al problema e con molte difficoltà è riuscita ad elencare 12 campi prigionieri e 30 campi di lavori forzati e di rieducazione".

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