Approfondimenti

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Do you speak Na’vi?

di DALILA BARRILE

Siete dei fanatici di Star Trek?
Vi siete entusiasmati leggendo Il Signore degli anelli? Avete visto Avatar?
E, soprattutto, vi siete accorti che per costruire i loro mondi di fantasia, per renderli insieme alieni e realistici, strani e pur coerenti, in ciascuna di queste opere, come in molte altre, si parlano lingue che non sono della nostra terra?

Non confondetele con l’uso in romanzi o in film di lingue esistenti ma poco conosciute, come il Lakota di Balla coi lupi, o il Nahuatl di Apocalypto.
Il Klingon o il Na’vi invece esistono solo come parte della finzione, sono cioè lingue finzionali, immaginate dagli autori come una componente della loro opera.
Io mi ero accorta della singolarità del Na’vi, ne ero stata attratta, e mi sono ritrovata a fare una tesi di laurea magistrale sulle lingue finzionali degli ultimi quarant’anni (Una forma di creatività specificamente umana: il Na’vi e le lingue immaginarie dopo Tolkien, 2011).

È stato un viaggio avventuroso nei mondi fantastici dell’invenzione linguistica, ma ho incontrato...
Il delicato rapporto tra Giusto e Bene ovvero tra Libertà privata e Benessere pubblico

Il delicato rapporto tra Giusto e Bene ovvero tra Libertà privata e Benessere pubblico

di SAMANTA AIROLDI

Ho sempre sostenuto una netta separazione tra il concetto di “giusto” e il concetto di “bene”.

Ho sempre pensato e continuo a sostenere che il primo sia di rilevanza pubblica e, pertanto, debba avere una valenza non meramente soggettiva o locale ma debba rifarsi a principi di universalità: giusto è ciò che, potenzialmente, può essere da ogni essere umano a prescindere da sesso, genere, cultura di appartenenza, religione e qualsivoglia peculiarità.

Penso, invece, che il concetto di “bene” debba essere lasciato al libero arbitrio del singolo e, quindi, appartenga alla sfera privata dell’individuo: ognuno nella propria dimensione privata deve essere lasciato libero di perseguire una sua personale concezione di benessere e vita buona salvo danni a terzi.

Questa visione che posso tranquillamente definire come una...

di ALICE QUAGLIA

Il pianeta Terra - inutile negarlo - è ormai da tempo afflitto da una pericolosa e a quanto sembra inarrestabile malattia: l’inquinamento ambientale, generato dal progredire della società civilizzata ed industriale.
A questo fenomeno ha spesso contribuito anche l’attività edilizia, tanto da poterla definire una delle maggiori fonti di distruzione dell’ambiente. E da diversi anni a questa ha cominciato a risentirne anche la salute umana, dal momento che i luoghi in cui abitiamo e lavoriamo risultano sempre più inquinati, tossici ed insalubri, tanto che a partire dagli anni ’80 è stato coniato il termine di sick building sindrome (sindrome da costruzione malsana), causa di molti disturbi di salute.

E’ in questo contesto e sulla base di queste considerazioni che nasce e prende piede il concetto di architettura biologica, il cui obiettivo principale è la progettazione di luoghi e spazi che rappresentano le esigenze ed i bisogni di coloro che li andranno ad abitare, nel massimo rispetto e tutela dell’ambiente naturale dell’intero pianeta.
Per far questo occorre sfruttare le condizioni climatiche e disegnare le migliori geometrie per la casa ideale.
Si può dunque cominciare a parlare di “casa ecologica”, la quale si adatta all'ambiente circostante, si modella in base a quelle che sono le esigenze del luogo, sfruttando al massimo tutto ciò che è naturalmente utilizzabile (luce, calore ed energia solare, vento, vegetazione circostante….) con lo scopo non solo di garantire...

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