Approfondimenti

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Quadro clinico della bulimia nervosa: abbuffate e restrizione alimentare

di NAZARIA PALMERONE

La caratteristica principale della Bulimia Nervosa (BN) è rappresentata dal verificarsi di episodi di ingestione compulsiva di grandi quantità di cibo, che sono accompagnati da una sensazione di perdita di controllo e a cui, poi, seguono una serie di comportamenti miranti a neutralizzare l’aumento del peso. Secondo quanto riporta Faccio (1999), questi episodi di abbuffata avvengono in solitudine, quanto più segretamente possibile e a qualunque ora del giorno, anche se sono più frequenti dopo la scuola o il lavoro, di sera o di notte. Generalmente hanno una durata inferiore alle due ore. La frequenza con cui si verificano varia molto, ma l’autrice presume che la metà dei pazienti presenti almeno un episodio al giorno.

Sempre Faccio (1999) riferisce che gli alimenti preferibilmente consumati durante questi episodi comprendono cibi ipercalorici, incompatibili con la dieta che il paziente vorrebbe seguire, come gelati o torte, alimenti che necessitano di poca preparazione e, in alcuni casi, alimenti abituali, in quantità esagerate; l’apporto calorico medio va dalle 3500 alle 5000 calorie.

Sebbene le abbuffate possano essere programmate in anticipo, quando avvengono hanno comunque un carattere improvviso e i pazienti sembrano esserne consapevoli solo in parte, tanto che riferiscono di mangiare per lo più senza gusto e senza raggiungere un senso di sazietà, ma solo di malessere addominale...
L’esercizio spirituale dello sguardo dall'alto in Marco Aurelio. Per un cosmopolitismo contemporaneo

L’esercizio spirituale dello sguardo dall'alto in Marco Aurelio. Per un cosmopolitismo contemporaneo

di SIMONE CATTIVELLI

A più voci durante questo percorso abbiamo visto come la filosofia fosse intesa come una continua pratica per la ricerca di un accordo con se stessi, come fosse un’azione volta a guidare la vita di tutti i giorni e come fosse quindi una scelta personale di voler esercitare ed esplicare il nostro vivere.
In questo senso ci si è accostati ad una visione della filosofia come pratica di vita, come una medicina dell’anima e come una terapia del desiderio o ancora per riprendere un’immagine toccante di Hadot come l’impressione di immersione, di dilatazione dell’io in un Altro al quale l'io non è estraneo, poiché ne costituisce una parte.

“Senza la filosofia, l’animo è malato, anche il corpo se pure è in forze, è sano come può esserlo quello di un pazzo o di un forsennato. Perciò se vorrai star bene, cura soprattutto la salute dell’anima, e poi quella del corpo, la quale non costerà molto." ( Ep. 15,1-2tr It di M. Natali)

Tutti i rappresentanti delle scuole filosofiche ellenistiche che fiorirono in Grecia e a Roma, Epicurei, Scettici e Stoici, concepirono la filosofia come una via per affrontare i problemi più dolorosi della vita umana, e in quante tale era oltre sì intesa come un’arte perfettamente calata nel mondo.

In Virtù di quanto detto diventa sicuramente interessante portare ad esempio, proprio per calarci nel significato di pratica filosofica, nell’immagine quindi di una filosofia calata nel mondo, la figura di Marco Aurelio come rappresentante a tutto tondo di questo modo di vivere e del suo essere legato all’esperienza stoica.
In questa sede si tenterà soprattutto di riflettere in particolar modo su un esercizio tanto caro a Marco Aurelio e fondamentale nell’ottica di vita stoica:l’ “esercizio spirituale...

di MATTEO BIANCHI

Pochi autori hanno saputo raccontare, così in profondità ed in modo così puntuale, i risvolti morali e psicologici della questione tedesca dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale come il romanziere tedesco, di origine ebraica, Alfred Döblin.

In special modo due sono le opere di questo autore che sono in grado di assecondare tale affermazione: Berlin Alexanderplatz, considerato il suo capolavoro letterario, uscito a puntate sul quotidiano tedesco Frankfurter Zeitung nel 1929, e Pardon wird nicht gegeben, a cui in Italia verrà assegnato il titolo di Senza quartiere, scritto da Döblin nel 1935, mentre si trovava in esilio a Parigi.

I due romanzi sembrano vivere in osmosi, come se potessero garantire la propria sopravvivenza al crudele volgere del tempo solo grazie alla possibilità di riuscire a respirare lo stesso ossigeno. Pardon wird nicht gegeben diventa un perfetto e preciso corollario a Berlin Alexanderplatz: grazie a questi due romanzi Döblin presenta al lettore le ansie ed i pregiudizi della Germania fra la fine della prima guerra mondiale e l’avvento del nazionalsocialismo.

In Berlin Alexanderplatz lo scrittore tedesco scrive ancora traumatizzato dai due drammatici episodi rappresentati dalla Grande Guerra e dal fallimento della rivoluzione spartachista, conclusasi con l’uccisione dei due leader dell’appena formato partito comunista tedesco Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.
Lo stesso protagonista del libro, Franz Biberkopf, più di una volta allude, nelle sue grottesche e disperate conversazioni ambientate in una sudicia osteria berlinese, a questi eventi luttuosi per il popolo tedesco. Ne racconta con un misto di rassegnazione e tristezza, sentimenti dietro ai quali si possono intravedere le considerazioni e le passioni di Döblin stesso.

Nel romanzo scritto nel 1935 l’autore tedesco, invece, tralascia di raccontare le vicende della prima guerra mondiale e della rivoluzione spartachista, per soffermarsi più accuratamente sugli ultimi anni della Repubblica di Weimar, che fanno da prodromo e sono la causa della vittoria di Adolf Hitler, il...

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