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Laurea liv.I
Il crimine organizzato. Un'interpretazione alla luce della teoria dei giochi
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Tesi di Clorinda Maisto
La tesi si compone di 69 pagine
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Anno: Università: Relatore:
2005-06 Seconda Università degli Studi di Napoli Francesco Pastore
Area: Facoltà: Corso:
Giurisprudenza Scienze giuridiche
Abstract:
Il Premio Nobel del 1992, Gary Becker, é stato il primo economista ad applicare negli anni Sessanta i principi e la metodologia microeconomica al comportamento criminale individuale. Dopo aver sinteticamente illustrato l’approccio beckeriano, il Primo Capitolo si sofferma sulle politiche anticrimine ottimali, vale a dire sugli strumenti che hanno un effetto deterrente contro il crimine e sono, nel contempo, capaci di rendere minimo il costo dei reati per la collettività. In seguito, si pone l’attenzione su alcuni contributi successivi a quello di Becker che spostano l’attenzione dai fattori che incidono sulla spinta individuale del delinquente alle sue interazioni con i gruppi sociali ed ambientali di appartenenza. Ciò permette di evidenziare i limiti della teoria beckeriana e le ragioni per le quali essa appare inadeguata anche per spiegare l’esistenza e per combattere adeguatamente il crimine organizzato ed, in particolare, quello di stampo mafioso. Il Secondo Capitolo individua nel “patto di sangue” tra gli associati l’elemento chiave che porta ad una stabilità nel tempo dell’organizzazione criminale di stampo mafioso, necessaria per un suo più efficace controllo del territorio. La teoria dei giochi, e precisamente il dilemma del prigioniero, forniscono una spiegazione teorica rigorosa del perché il patto di sangue rende vantaggioso per il singolo affiliato appartenere all’organizzazione, anziché agire individualmente. Inoltre, essa suggerisce che le politiche anticrimine tradizionali sono largamente inefficaci per contrastare la mafia e che i collaboratori di giustizia possono essere, invece, uno strumento decisivo, come sostenevano già i Giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e come continuano a sostenere tutti i magistrati in prima linea nella lotta alla mafia, inclusi Gian Carlo Caselli e Pietro Grasso. Il Terzo Capitolo tenta di rispondere alla domanda: “Perché un affiliato alla mafia dovrebbe pentirsi?” La teoria dei giochi viene di nuovo utilizzata per analizzare i fattori che incidono sui benefici e i costi della collaborazione di giustizia e ci si sofferma, in particolare, sugli elementi caratterizzanti l’art. 41bis dell’Ordinamento Penitenziario. Si cerca di dimostrare come la teoria dei giochi fornisca un contesto teorico illuminante per studiare l’effetto potenziale delle modifiche legislative dell’istituto verificatesi nel corso degli ultimi anni. Infine, si svolge un’analisi comparata della legislazione italiana e di quella americana alla quale spesso i Giudici Falcone e Borsellino facevano riferimento nei loro scritti e discorsi.
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