Il ruolo della memoria nell'interpretazione simultanea dall'inglese in italiano di un testo già noto

Tesi di Laurea

Facoltà: Scuola sup. di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

Autore: Nicola Nobili Contatta »

Composta da 409 pagine.

 

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La dissertazione descrive uno studio sul ruolo della memoria in interpretazione simultanea che è consistito nel far cimentare un certo numero di soggetti con lo stesso testo due volte, al fine di verificare se e come varia la prestazione degli interpreti una volta che il testo da tradurre è già noto.
I dati raccolti, per quanto limitati ad un campione tanto esiguo, sembrano evidenziare alcune chiare tendenze comuni. È bene precisare che l’analisi non ha mai posto l’enfasi sulla qualità dell’interpretazione in quanto tale (la definizione di qualità è infatti evanescente e richiederebbe una trattazione cauta e sempre in qualche misura arbitraria), bensì ha privilegiato altri aspetti quali la completezza dell’informazione.
Si può concludere che le seconde prove sono state quasi sempre migliori. Tuttavia, i miglioramenti non hanno interessato uniformemente tutto il testo. Alcune parti, come ad esempio gli aneddoti ed i passaggi scherzosi, sono state ricordate (e di conseguenza migliorate) in maniera più sensibile.
Altre parti del discorso hanno beneficiato della ripetizione del testo, ma non in maniera tanto netta. È il caso dei nomi proprî, piuttosto numerosi nel discorso. Questo è dovuto, con ogni probabilità, al fatto che i nomi proprî attecchiscono con maggiore difficoltà nella memoria, dal momento che sono privi di riferimenti extralinguistici.
Alcuni altri elementi del testo (pochi, a dire il vero) non hanno registrato alcun miglioramento tra la prima e la seconda prova. È il caso delle espressioni idiomatiche insolite e prive di un contesto esplicativo.
L’esperimento sembra indicare che quando un interprete ripete un testo già noto, la sua seconda traduzione risulta più completa ed affidabile. I dati raccolti sembrano indicare altresí che il passaggio del tempo influisce sulla qualità del ricordo del testo, ma su questo punto è bene non sbilanciarsi, vista l’esiguità del campione, e sperare che ulteriori studî di questo tipo possano fare maggiore chiarezza.
L’autore asserisce che le ripetizioni possono essere un utile strumento didattico per insegnare l’interpretazione di conferenza. Due motivazioni fondamentali supportano questa tesi. I soggetti, ripetendo lo stesso testo, riescono ad imparare con facilità il lessico specifico. Ma soprattutto, si sottolinea che durante le seconde prove i soggetti dimostrano una piú razionale gestione delle proprie risorse mentali. L’interpretazione simultanea è un’attività complessa, che richiede la coordinazione di più operazioni. Di fondamentale importanza nella formazione dell’interprete è acquisire la capacità di gestire a dovere queste operazioni, senza devolvere ad una di esse un’attenzione eccessiva a discapito delle altre. L’esperimento sembra indicare che gli studenti di interpretazione possono trarre giovamento, da un’esercitazione che consista nel ripetere lo stesso testo più di una volta.

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CAPITOLO I INTRODUZIONE Interpreters should have some knowledge of the theoretical framework as well as of the cognitive and strategically-based processing required for their activity. (Kalina, 1992: 224) I.1 Premessa L’idea che sta alla base della presente dissertazione di laurea nasce da un’affermazione dello studioso e interprete francese Daniel Gile (1994a): [A great] variability can also be observed in the same individual who does the same translation or interpretation twice, during training in I/T schools for example, as well as in the rare case when professionals are required to interpret or translate the same source language speech or text twice. [42] Con questa frase Gile intendeva, incidentalmente, mettere in luce uno dei problemi tipici della ricerca sull’interpretazione, ovverosia le grandi variazioni riscontrabili tra resa e resa, che sovente rendono difficile per il ricercatore fornire la giusta chiave di interpretazione dei dati raccolti. In un suo successivo lavoro, Gile (1995a) espone un’altra osservazione quantomeno singolare: The two interpreters who did two simultaneous interpretations of the speech, one after the other, made some errors the second time in segments which were interpreted correctly the first time. [160]