Le dichiarazioni dei bambini nei casi di sospetto abuso sessuale. Raccolta e valutazione

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Daniela Quarello Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 10567 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 35 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Si tratta di una tesi di psicologia giuridica, rivolta, in particolare, agli operatori chiamati a raccogliere e valutare le dichiarazioni dei bambini nei sospetti casi di abuso sessuale. È infatti necessario che l’operatore o l’esperto che opera in veste di perito o CTU , quando intervista un bambino nei casi di sospetti abusi sessuali abbia ben presente la peculiarità del contesto giudiziario e le regole cui è soggetto, per non inficiare le dichiarazioni del minore.
Col costante aumento del numero di casi di sospetto abuso sessuale infantile che finiscono in giudizio, è sempre più pressante la necessità di trovare criteri adeguati e condivisi per la valutazione dell’attendibilità della testimonianza del minore “presumibilmente” abusato che stabiliscano con maggiore probabilità quanto dei racconti corrisponda a verità e quanto possa essere frutto di fantasie, spontanee o provocate.
Nel caso dei procedimenti per reati sessuali, infatti, le affermazioni della vittima sono spesso l’unica prova disponibile su cui si costruisce l’accusa e la valutazione dell’attendibilità della deposizione è quanto mai delicata e complessa, tanto più se la parte lesa è minorenne. In tali casi il quantum di credibilità attribuita al teste e alle sue dichiarazioni ha un’influenza determinante nella decisione del giudice, il solo cui spetti pronunciarsi in merito all’attendibilità della prova.
I magistrati, sempre più spesso chiedono agli psicologi, chiamati in qualità di consulenti tecnici e periti, di fornire alcune importanti risposte, per esempio viene chiesto loro di pronunciarsi non solo sulla competenza del minore a testimoniare ma anche sulla “compatibilità delle dichiarazioni del bambino con la realtà”. Troppo spesso, però, medici, psicanalisti, psicologi o altri professionisti, vengono delegati a condurre questi colloqui solo sulla base dei loro titoli professionali, senza che sia preventivamente accertata una loro competenza specialistica col rischio di grave pregiudizio per la successiva valutazione della credibilità delle dichiarazioni del bambino.
I risultati degli studi sul campo e di laboratorio hanno indotto i ricercatori a convergere sui fattori che influiscono negativamente sull’accuratezza del resoconto del bambino e sulle regole fondamentali da seguire per aumentare la possibilità di ottenere testimonianze corrette. Le ricerche degli ultimi venti anni hanno, infatti, evidenziato una stretta relazione tra la qualità dell’intervista e la qualità e quantità delle informazioni riportate dal bambino.
Negli ultimi anni la ricerca, avvalendosi delle nuove conoscenze in psicologia dello sviluppo e negli studi sulla memoria, ha portato alla formulazione di nuove e più rigorose metodologie di ascolto dei minori, spostando l’attenzione dalla credibilità del soggetto – vittima alla credibilità del contenuto delle sue affermazioni.
Sono stati elaborati modelli di intervista, appositamente, formulati per raccogliere le dichiarazioni dei bambini (Step – Wise Interview, Intervista Strutturata e Intervista Cognitiva). In tali occasioni l’esperto deve cercare di porre in atto le modalità di “intervista” più idonee a salvaguardare la genuinità del racconto e l’attendibilità delle risposte del bambino, tenendo anche conto delle esigenze processuali, dalle quali non può prescindere, per non correre il rischio che le interviste debbano essere ripetute più volte.
Per strutturare l’assessment di un presunto abuso sessuale su minori, proponiamo all’esperto di avvalersi della Statement Validity Analysis (SVA), una procedura per la valutazione delle dichiarazioni del bambino testimone, costituita da tre fasi integrate da utilizzare sinergicamente, per raggiungere una conclusione circa la credibilità della dichiarazione di abuso sessuale.
L’intera procedura di valutazione è costituita da tre parti: una intervista semi-strutturata (tipo Step – Wise Interview) con la quale vengono raccolte, con modalità standardizzate, le dichiarazioni del bambino che poi saranno sottoposte alla successiva fase di analisi del contenuto; l’analisi del contenuto basata su criteri (Criteria–based Content Analisys, CBCA), attraverso la quale è possibile verificare la qualità del resoconto (non la sua veridicità); l’esame della validità, che combina, sulla base di una lista di elementi (Validity Checklist), tutta una serie di dati che vengono messi in relazione tra loro per fornire un giudizio complessivo sulla credibilità delle dichiarazioni.
In appendice, è proposto un caso esemplificativo di questa modalità completa di valutazione.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 CAPITOLO I 1.1 La testimonianza del bambino. - 1.1.1. L’attendibilità della testimonianza infantile nei sospetti abusi sessuali: fattori di influenza. – 1.1.2. Memoria e linguaggio si influenzano reciprocamente. – 1.1.3. I racconti di eventi traumatici. 1.1. La testimonianza del bambino nei casi di sospetto abuso sessuale. Così com’è già avvenuto per altri Paesi, anche in Italia si sta diffondendo una sempre maggiore attenzione alla tutela dei minori vittime di abusi ed è in aumento il numero di bambini coinvolti in procedimenti penali come testimoni, in quanto parti lese. Di conseguenza l’accuratezza e la validità della loro testimonianza sono diventate un problema centrale, che interessa sempre di più gli ambiti giuridico e psicologico, soprattutto in rapporto alla credibilità delle loro affermazioni. Già all’inizio del secolo scorso, gli studi sull’affidabilità della testimonianza dei bambini, pur influenzati da una concezione che li caratterizzava come altamente suggestionabili ed incapaci di distinguere la fantasia dalla realtà, hanno ammesso che, a determinate condizioni, i bambini sono in grado di fornire testimonianze “potenzialmente valide”. Nondimeno le ricerche più recenti hanno confermato una generale competenza testimoniale anche in bambini piccolissimi e i progressi negli studi sulla memoria e sullo sviluppo hanno permesso di evidenziare le caratteristiche della testimonianza infantile, ponendo l’accento sui fattori che la possono influenzare. Il nostro sistema giudiziario non pone preclusioni esplicite alla capacità di fornire deposizioni riferite all’età del testimone (art. 196 c.p.p.) e nel corso degli anni la Cassazione si è così pronunciata: <<Le testimonianze dei minori sono fonte legittima di prova: perciò l’affermazione di responsabilità dell’imputato può essere fondata anche sulle dichiarazioni dei minori, specie se queste siano avvalorate da circostanze tali da farle apparire meritevoli di fede>> (Cass., Sez. III, 8 aprile 1958, in Giustizia penale, 1959, I, 53).