Crédit Agricole e ESSEC premiano un italiano
La prima edizione della prestigiosa borsa di studio offerta dal gruppo bancario francese per partecipare alla Business School parigina, numero uno al mondo per il placement, è stata assegnata a un laureato del Politecnico di Torino, Simone Pozzato
Dimostrazione che talento e impegno fanno ancora la differenza. All'estero...
di Miriam Carraretto

Simone Pozzato, vincitore della borsa di studio offerta da Crédit Agricole
Una generazione in fuga, talenti straordinari mortificati e costretti a un esilio voluto ma necessario, un esercito di eccellenti precari del futuro che se ne vanno perché fuori è meglio. La radiografia dei migliori laureati italiani under 30 è tristemente nota a tutti.
Nessuna novità, tutto fermo come sempre: se vuoi essere valorizzato, guadagnare bene (diciamo il giusto) e immaginare qualche prospettiva di carriera, lascia perdere, questo è un «Paese per vecchi». Merito, creatività e crescita sono parole svuotate di senso che qui non valgono nulla. A farla da padrona sono sempre loro: una spintarella, tanto per cominciare, un po' di sfruttamento con contratti a tempo sottopagati e per finire poca stabilizzazione unita a una carriera probabilmente mediocre. In alternativa, tanta passione che però porta a poco o nulla.
Le statistiche dicono che gli italiani all'estero sono tra i migliori ricercatori, tra gli studenti più preparati, con un sacco di voglia di fare e di mettersi in gioco. Infatti, qui non è in discussione tanto il nostro sistema universitario, quanto lo scarsissimo collegamento con il lato pratico dell'insegnamento, con il mondo del lavoro e le problematiche reali del sistema Paese. Quella che arriva dai nostri atenei è una formazione sicuramente molto buona nella maggioranza dei casi, ma troppo lontana dal suo obiettivo finale, l'inserimento professionale dei laureati.
Già scontiamo una bassa conoscenza dell'inglese rispetto ai nostri colleghi europei e una minor spinta alla mobilità internazionale, sia per ragioni culturali che prettamente economiche (oggi più che mai la famiglia è un "bene rifugio"). In più, siamo costretti a confrontarci con coetanei generalmente meno preparati ma mille volte più stimolati, con un futuro di opportunità e crescita ricco di sfide. Il punto è questo: il giovane laureato europeo quasi sempre può scegliere, l'italiano no. Quando trova il primo lavoro, la tentazione di fermarsi è troppo forte.
Le responsabilità sono tutte di una classe dirigente che rimarca ogni giorno il suo disprezzo per la cultura e l'innovazione, per l'educazione e la ricerca, per il cambiamento, per le regole, per una sana flessibilità (che è tutto il contrario della precarietà), per la crescita umana e professionale dei suoi cittadini. Nella globalizzazione di oggi, un Paese che decide di non investire sulla ricerca e la formazione non ha futuro. Ecco perché i tagli indiscrimati all'università, e alla scuola tout court, per far cassa sono un palliativo inutile e controproducente. Esattamente come i finanziamenti dati a pioggia senza discriminare tra chi ha fatto bene e chi ha fatto male.
Non dobbiamo stupirci allora se i nostri talenti ci abbandonano. Simone Pozzato è uno di loro. Torinese classe '85, profilo internazionale di tutto rispetto, ha lasciato l'Italia per inseguire il suo sogno a Parigi. Dopo un diploma in Finance conseguito all'Ecole de Management Léonard De Vinci di Parigi, una laurea a pieni voti con una tesi sulla creazione di valore nel settore dell'arredamento, un master in Produzione Industriale al Politecnico di Torino e un secondo master biennale in Ingengneria Gestionale, ha capito che voleva mettere il suo sapere a servizio della comunità. E che in Italia avrebbe avuto poche opportunità per farlo davvero, al meglio.
Il campus ESSEC di Cergy-Pontoise, a 35 minuti dal centro di Parigi
«Il Politecnico mi ha dato molto in termini di preparazione, ma fermarmi lì avrebbe voluto dire accettare un sistema Italia che non mi piace», ci racconta. «Ho fatto uno stage in Francia, alla Citroen, poi in Italia alla L'Oreal e alla Accenture, e mi sono reso conto che all'estero è un altro mondo, con molte più occasioni per dimostrare chi sei, per portare le tue idee, le tue capacità, meglio ancora se sei giovane, perché per loro sei terreno fertile, puoi impare di più e più in fretta».
Il perenne immobilismo italiano e le sue contorte logiche senza futuro non gli andavano giù. «Mentre stavo finendo di scrivere la tesi, ho iniziato a presentare qualche domanda di ammissione ad alcuni master particolarmente ambiti: ho provato con la SAFM-Scuola di Alta Formazione al Management di Torino, che sarebbe stata la scelta più comoda perché vicino a casa, poi con l'HEC di Parigi e infine con l'ESSEC, sempre a Parigi, una delle più prestigiose Business School al mondo», al decimo posto a livello internazionale per l'Executive Education secondo il ranking del Financial Times, al primo in Francia e al quarto in Europa.
Nel 2009, l'Advanced Master in Strategy and Management of International Business dell'ESSEC si è anche aggiudicato il primo posto al mondo per l'efficacia del proprio placement: il 95% degli studenti trova un lavoro nell'arco di tre mesi dal conseguimento del master. Come si raggiungono risultati come questi? Con l'eccellenza accademica dell'offerta formativa, che fa registrare un livello di gradimento degli studenti dell'84%, con un elevato profilo internazionale, dato da 9 università partner straniere e una percentuale del 45% di iscritti con 35 nazionalità diverse, e ancora, con una profonda sinergia con il mercato, che offre le opportunità migliori di impiego. Anche le selezioni molto dure e competitive e un network di oltre 35 mila ex alunni sparsi in giro per il mondo fanno la differenza.
Mentre aspetta di sapere se è stato preso in uno dei tre master, Simone viene a conoscenza di una borsa di studio molto importante per frequentare l'ESSEC offerta dal colosso bancario Crédit Agricole in collaborazione con il MAEE-Ministero francese degli Affari Stranieri ed Europei. Si butta e si candida. Il suo curriculum viene scelto tra centinaia di altri e viene contattato al telefono per le selezioni: alcuni responsabili di Crédit Agricole Italia, assieme a funzionari dell'ambasciata e del ministero dell'Economia francese, gli chiedono di raccontare un po' di sé, delle sue esperienze, dei suoi studi, e soprattutto di presentare un progetto professionale per il futuro coerente con le strategie della banca e in linea con le sue aspirazioni. Una grande passione per la finanza la sua, ma con il bisogno di coniugarla con qualcosa di concreto, tangibile, utile. Da qui l'idea di provare ad occuparsi di sviluppo sostenibile attraverso progetti pensati ad hoc.
«Durante il colloquio ho spiegato che mi sarebbe piaciuto lavorare nel settore del Project Finance legato alle energie rinnovabili. Tutte le banche, anche se in Italia meno, hanno grandi finanziamenti all'interno di progetti di questo tipo. Ho capito che questo poteva essere un modo per dare un'applicazione positiva di quello che so, di quello che ho imparato».
Nel 2010 Simone è stato uno dei pochi studenti al mondo a vincere questa prestigiosissima borsa di studio. Un riconoscimento dato soprattutto per merito. 12 mila euro a copertura dei costi del master e uno stage retribuito presso Crédit Agricole finalizzato all'inserimento professionale all'interno del gruppo. «Un'opportunità straordinaria di crescita, anche personale», commenta. Così è cominciata la sua avventura all'ESSEC. Fino a dicembre sarà a Parigi, poi si sposterà a Singapore per il secondo quadrimestre del master. «Qui», ci spiega, «tutto è pensato davvero per creare opportunità per i laureati».
L'ESSEC ha programmi molto all'avanguardia sul business management, come il suo Global MBA, l'MBA in International Luxury Brand Management o quello in Hospitality Management. Ma il vero punto di forza è l'aspetto pratico. «Ci sono moltissime occasioni per incontrare le aziende, anche quelle più grandi, quelle che in Italia ti vengono presentate come inarrivabili. E infatti da noi non vengono perché manca questo contatto diretto. I nostri corsi sono migliori, ma poi ci facciamo soffiare le occasioni perché non siamo capaci di catturare queste realtà. Qui invece vengono organizzate settimanalmente giornate di recruitment, seminari, conferenze, colloqui, laboratori, anche incontri per capire come presentarsi al meglio, come scrivere bene il CV, cosa dire e come dirlo. L'altro giorno ad esempio ho incontrato alcuni rappresentanti di Goldman Sachs e JP Morgan. Da noi sarebbe praticamente impossibile». Tranne qualche piccolissima eccezione, come il Job Meeting, il grande evento che fa incontrare laureati e aziende: il prossimo 2 dicembre a Milano, infatti, saranno presenti alcuni rappresentanti di ESSEC per incontrare i nostri migliori talenti.
Certo è anche un problema di comunicazione. «La questione è sempre pratica: è come una grande azienda che realizza un ottimo prodotto ma poi non manda nessuno a venderlo. La nostra università, i nostri master, scontano questa tremenda incapacità». A Parigi offrono programmi e contatti di grande livello, e lo studente è chiamato a rapportarsi con le problematiche reali del mondo del lavoro. «Nei corsi che sto frequentando, mi sono trovato tante volte ad affrontare questioni pratiche che davvero ti preparano all'inserimento professionale. E poi qui il profilo internazionale è straordinario: sei sempre in contatto con colleghi che arrivano da tutto il mondo, ci si confronta, ognuno con la propria cultura, c'è una dimensione molto più globale che è importantissimo sperimentare, soprattutto a questa età».
Non tutti riescono a farcela. Ma spesso secondo Simone è perché non ci provano o non ci credono davvero. «Molti miei colleghi in Italia che hanno studiato con me e che sono persone ultra capaci hanno accettato posti da fame, con stipendi indecenti, magari solo perché così non dovevano cambiare città oppure perché assunti a tempo indeterminato. Se dovessi dare un consiglio a un giovane neolaureato gli direi di non fermarsi mai, di non accettare subito le situazioni più comode: ce ne sono molte, appetibilissime, magari fai uno stage e poi ti chiedono di fermarti lì. E tu hai così paura di non farcela altrove che accetti, senza magari pensare che puoi aspirare a qualcosa di meglio. Per me la cosa importante a 25 anni è trovare un lavoro che ti porta all'estero, che ti apre la mente, che ti crea un vero futuro in cui tu domandi ti possa riconoscere. In una parola, credo che sia importante chiedere qualcosa di più a se stessi». Va da sé che questo significa anche più soddisfazione personale, più sicurezza, più stabilità economica.
Anche riguardo alla scelta del master giusto Simone un'idea ce l'ha: «Scegliere l'estero è la cosa più difficile. Io ho lasciato la mia ragazza, la mia famiglia, gli amici, la mia città. Ma ho voglia di crescere, di realizzarmi, di pensare che un modo diverso di fare le cose c'è. E qui questa possibilità la sto vivendo davvero».


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