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Il sistema della persona di riferimento in pratica

Il sistema della persona di riferimento in pratica


Le prime visite
Siamo del parere che sia utile quando si offre un posto al nido che l’educatrice dia la disponibilità di andare a trovare il bambino a casa se i genitori lo vogliono.
Fare visita ai bambini a casa è sempre stata considerata una pratica che esulava dai compiti delle educatrici, e ancora oggi ci sono dubbi e incertezze in proposito, ma questa pratica si sta diffondendo.
Questa visita ha diverse funzioni importanti. Per prima cosa permette all’educatrice di presentarsi al bambino e ai suoi genitori (o al suo genitore), così quando questi si recheranno al nido incontreranno una faccia conosciuta.
L’educatrice avrà bisogno di avere alcune informazioni di ordine pratico - che cosa mangia volentieri il bambino e che cosa non gli piace, chi sono le persone importanti per lui, se ha un oggetto preferito o se dorme durante il giorno. Quali parole conosce e/o usa? Ogni famiglia ha il proprio vocabolario e per un bambino è faticoso e spiacevole non essere capito. I genitori avranno bisogno a loro volta di sapere come sarà organizzata la giornata del loro bambino e di farsi un’idea di che tipo di persona è quella che se ne occuperà.
L’inserimento
Quando il bambino entra per la prima volta al nido, la persona di riferimento sarà responsabile del suo inserimento e si impegnerà ad essere presente il mattino per accogliere la madre e il bambino al loro arrivo. E importante che la persona di riferimento rifletta attentamente su cosa può significare per il genitore vedere un’altra persona occuparsi del suo bambino. E molto importante che il bambino veda la mamma (o il papà) in una relazione distesa e fiduciosa con la persona di riferimento.
È utile che l’educatrice comunichi al genitore che capisce bene come il comportamento del bambino sia diverso dal solito, e che non critica certo il genitore per questo.
La separazione
Attorno agli 8 mesi molti bambini danno segni di forte turbamento quando una persona estranea prende il posto della mamma o del papà. Se la separazione è prolungata, essi passano attraverso una serie di fasi riconoscibili: smarrimento e sconcerto, seguiti da proteste violente; poi pianti disperati si alternano a periodi di apatia. Se non c’è una persona con la quale poter instaurare un rapporto in sostituzione del genitore, essi tenderanno a cadere in depressione, non vorranno giocare né mangiare. Alla fine usciranno da questo stato e assumeranno un atteggiamento di apparente indifferenza che all’osservatore sprovveduto potrà sembrare un ritorno alla normalità. Una volta che abbiamo bene aperto gli occhi, possiamo renderci conto che quella che a un adulto sembra una separazione breve, per un bambino troppo piccolo per avere una percezione realistica del tempo, può essere vissuta come la perdita di una persona cara per sempre.
Possiamo lasciare che un bambino familiarizzi completamente con i nuovi ambienti e con le persone nuove che si occuperanno di lui prima di essere messo di fronte alla separazione. Allora la madre potrà allontanarsi, all’inizio per un breve periodo, poi, gradualmente aumentando il tempo di assenza, fino a che il bambino riuscirà a tollerare l’intero lasso di tempo in cui la mamma è assente.
Nella realtà le cose sono molto diverse. Alcune madri possono trovarsi nella condizione di avere urgente bisogno di affidare il loro bambino a qualcun altro e trovano impossibile aspettare con pazienza che il bambino si separi senza protestare.
Una volta che la mamma se ne sarà andata l’educatrice con il bambino in grembo, dovrà affrontare il suo scoppio di pianto, che scombussolerà gli altri del gruppo. L’educatrice ha bisogno di trovare il modo di accogliere questo legittimo pianto, senza cercare di zittirlo distraendolo con un gioco, infastidendolo con suoni o rumori o facendolo saltellare sulle ginocchia. Il dolore richiede di essere espresso in un clima di tranquilla accettazione.
La sofferenza della separazione non è un problema che il bambino vive solo durante il primo periodo dell’inserimento al nido. Può anche presentarsi quando il bambino frequenta il nido da un po’ di tempo ed è considerato già “inserito”. Improvvisamente può manifestare il suo sentimento di perdita scoppiando in un pianto disperato.
Abbastanza spesso capita che un bambino che frequenta il nido volentieri debba stare assente per un breve periodo se non sta bene. Quando torna è importante che la sua persona di riferimento gli faccia sentire l’affetto che ha per lui per aiutarlo ad affrontare e a superare di nuovo la separazione dai genitori.
Affinché il nostro rapporto con un bambino sia significativo è necessario sviluppare una buona relazione anche con il genitore o i genitori. Programmare degli incontri tra i genitori e la persona di riferimento dà la possibilità di avere degli scambi utili che non porteranno via troppo tempo.
Cambiare la persona di riferimento
Quando si è creato un legame forte tra un bambino e la sua persona di riferimento, un cambiamento significa sofferenza per entrambi e ovviamente dovrebbe essere evitato se possibile. Può essere d’aiuto per tutti se il cambiamento avviene gradualmente e se il bambino può ancora ogni tanto vedere la sua prima persona di riferimento.
Tratto da BAMBINI DA ZERO A TRE ANNI di Anna Bosetti
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