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Le banche e la ristrutturazione delle imprese in crisi

Il ruolo delle banche finanziarie nella prevenzione e nell’individuazione della crisi

Un’impresa entra in uno stato di crisi quando non è più in grado di far fronte ai suoi impegni nei confronti dei creditori alle scadenze dovute o quando esiste il fondato pericolo che non sia in grado di farlo.
Le banche svolgono una duplice funzione nella fase antecedente il verificarsi della crisi:
1. una funzione di tipo preventivo con obiettivo la riduzione dei casi di crisi;
2. una funzione di monitoraggio con obiettivo la tempestiva individuazione delle crisi.

Gli strumenti a disposizione della banche per svolgere la funzione di tipo preventivo sono due: un’efficace attività di screening capace di individuare le operazioni meritevoli di essere finanziate; un intervento propositivo nella definizione della struttura finanziaria ottimale per un’impresa. Le motivazioni di una crisi possono essere molteplici: l’incapacità di reagire a un aumento della concorrenza nel proprio settore, la difficoltà nel tenere il passo dell’innovazione, il perseguimento di strategie troppo aggressive. Un ruolo attivo delle banche, non solo nella concessione dei prestiti, ma anche nel supporto in tema di definizione della struttura finanziaria ottimale, potrebbe consentire di attenuare l’incidenza del fenomeno di crisi. La tempestività è un fattore spesso determinante per una soluzione positiva della crisi. Il tentativo di posticipare la dichiarazione dello stato di difficoltà, anche se molto frequente, tende infatti ad aggravare la crisi, in quanto, nel tempo intercorrente tra il verificarsi dei primi segnali e la dichiarazione dello stato di crisi, accade spesso che gli squilibri finanziari, anziché ridursi, si accrescano. La non tempestività determina una riduzione della probabilità di soluzione positiva ed è quindi inefficiente:
• dal punto di vista della singola banca, costretta a sopportare le perdite del mancato recupero dei crediti o i pesanti costi di una ristrutturazione quando il valore di liquidazione degli assets è ormai ridotto;
• dal punto di vista dell’ottimalità sociale perché se la crisi emerge solo quando la liquidazione è ormai l’unica via percorribile si perde il valore economico dell’impresa, con una serie di conseguenze sociali tanto più rilevanti quanto maggiori sono le dimensioni dell’impresa;
• dal punto di vista delle condizioni di tutti i prenditori sul mercato del credito, perché la liquidazione dell’impresa e la perdita di buona parte dei crediti vantati dalle banche ha influenze negative sui risultati del sistema bancario e tende a peggiorare le condizioni di accesso al mercato del credito per tutti i prenditori.
Tratto da CORPORATE E INVESTMENT BANKING di Alessandra Depaola
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