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La relazione medico-paziente


Secondo quanto affermato dal famoso Giuramento di Ippocrate, il medico ha il dovere, prima di tutto morale, di rispettare l'impegno preso verso il prossimo e verso la professione.
Il tipo di relazione che si viene ad instaurare tra medico e paziente dipende ed è caratterizzata da molteplici fattori di carattere storico, sociale e culturale.
Oggigiorno, da più parti viene evidenziato il fatto che i pazienti sono moto diversi dal passato. I medici e le istituzioni sanitarie si trovano di fronte pazienti più adeguatamente informati sui problemi relativi alla salute, sulle malattie, sulle terapie ed i tipi di cure da seguire.
Di fronte a tale trasformazione dell'atteggiamento tradizionalmente passivo e remissivo del paziente, si assiste spesso ad una maggiore chiusura, in senso difensivo, dei professionisti e delle istituzioni sanitarie.
Il rapporto duale tra il medico e il paziente non può più essere improntato alla unilateralità con il professionista che impartisce indicazioni diagnostico-terapeutiche ed il paziente che si limita ad eseguirle in maniera critica e passiva.
Il processo comunicativo che sta alla base di tale relazione deve essere improntato allo scambio ed alla co-produzione delle informazioni e, per questa ragione, appare evidente l'importanza di investire in un tipo di relazione intersoggettiva che ruota intorno alla persona nella sua integrità psico-fisica. Medici e pazienti, dunque, devono diventare soggetti interagenti all'interno di un processo collaborativo e di co-produzione di senso, animati da un comune obiettivo: la salvaguardia ed il recupero della salute individuale e collettiva.
Tratto da MANUALE DI SOCIOLOGIA DELLA SALUTE di Angela Tiano
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