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La Vergine con il bambino e la Maddalena di Palazzo Bianco - Cambiaso -



Già la Vergine con il Bambino e la Maddalena di palazzo Bianco, riferibile al limite tra gli anni ’50 e ’60, in una raggiunta morbidezza di gesti e ricchezza di paste pittoriche, rappresenta un momento di arrivo, la ormai compiuta e personale elaborazione di modelli culturali diversi certo tosca-romani e in tangenza con un contemporaneo percorso del Castello in un recupero di raffaellismo che pare anche inteso attraverso suggestioni emiliane. Ma tra i suggeritori c’è sempre Perino come riferimento sicuro per rispondere alle esigenze di una committenza religiosa della quale lo stesso artista fiorentino aveva assecondato le propensioni arcaicizzanti. Nell’ambito di una produzione giovanile si inserisce la Madonna con il bambino in trono con i Santi Giovanni Battista e Francesco della colleggiata di Varrazze: in essa si notano le espressioni atone dei personaggi che denunciano la collaborazione con Giovanni, in una spazialità incerta seppur già accentuata dalla posizione di tre quarti dei santi e dalla profondità del doppio scalino del trono, luci e ombre si imbevono in una materia cromatica assolutamente vibrante nel suo impasto interno e nei preziosi segni di luce che la percorrono, la stessa materia della Vergine che allatta il Bambino. Inoltre la bottega dell’artista genovese, che non poté riconoscere l’indubbio successo di Perin nella pala di Bavari, un dipinto raffigurante la Vergine in trono con i santi per Triora, un borgo dell’entroterra del ponente ligure. Ma è un perduto soggetto di sconosciuta ubicazione, la Vergine in trono tra i santi Caterina, Bartolomeo, Bernardo e Lucia, a mostrare completa nella seconda metà degli anni ’50, l’opera di recupero di grazia pittorica già avviata dall’artista con l’affresco Grillo. Vi è un recupero di equilibri raffaelleschi che mostra come, placate le ansie di un’artificiosa composizione della figura, sia la pittura nella ricchezza di invenzione del segno ad emergere. E’ uno schema bloccato quello che il pittore adotta per la parrocchiale di San Pietro Vara, nell’estremo Levante, dove il Cambiaso realizza un’ancona a trittico, dedicato a San Pietro e alla più ovvia rappresentazione di santi di culto locale. Per la struttura del dipinto è ancora evidente la mediazione del pollittico di Sant’Erasmo di Perin del Vaga. Nell’opera, specie nello scomparto centrale, si ripropone la soluzione del Vaga, con la figura del santo racchiusa in una nicchia, ma con l’accentuazione, con la ricca ostentazione, attraverso l’acutezza della pennellata del Cambiaso, di particolari preziosi, negli abiti di Pietro, nel triregno, nella croce a stile, nella grande fibbia che chiude il piviale. E’ tipica della ricerca spaziale dell’artista la profondità della nicchia, l’ombra che palesa lo studio di una vasta scorciata dall’alto, l’ampio scalino con fronte curvilinea su cui poggia il santo, ripresa dal dipinto della Vergine in trono di Varazze e dell’Adorazione dei magi della Sabauda. Le figure di San Polo e San Giovanni introducono con i loro porsi di tre quarti alla spazialità della scena, sullo sfondo di paesaggi animati già in una resa tattile alle zolle, dell’erba, del cielo percorso da nubi striate: sembra fondere l’acutezza di pennello di Beccafumi insieme al ricordo dei fiamminghi. Il paesaggio è elemento connettivo in due pale che possono dirsi conclusive di questa fase di esperienza del Cambiaso, la tavola con San Rocco e i santi Sebastiano ed Erasmo nella chiesa di Santa


Tratto da IL PERCORSO ARTISTICO DI LUCA CAMBIASO di Gabriella Galbiati
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