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L'Italia dal dopoguerra alla vertenza per la riforma urbanistica


L'edilizia, la locomotiva della ricostruzione

Le leggi non sono mai neutrali. Esprimono volontà politiche, interessi economici, aspettative e progetti sociali. Sono funzionali agli interessi dominanti in un momento dato: nell'immediato dopo guerra, la legge sui piani di ricostruzione era funzionale alla scelta di fondo di assegnare all'edilizia un ruolo trainante allo sviluppo.
Nell'immediato dopoguerra la ripresa economica aveva posto subito il problema del ruolo trainante dello sviluppo, che non poteva più essere interamente affidato all'industria del nord a causa dei gravi danni subiti dagli impianti. Il settore edilizio si presentava ottimamente al ruolo trainante, sia perché non richiedeva in partenza né impianti costosi, né mano d'opera qualificata, né imprenditori particolarmente esperti, né materiali d'importazione, sia perché rispondeva ad un' esigenza sociale sentitissima che era quella della ricostruzione fisica della città e della dotazione individuale di una dimora sicura.
Accanto a questa ragione economica ecco la ragione sociale: la domanda di abitazioni. Ma l'utilizzazione perversa di questa domanda rende sempre più perverso il meccanismo che si mette in moto. A una domanda reale si risponde con un'offerta determinata da meccanismi affidati alla speculazione. La domanda è allora un pretesto per alzare i prezzi, e i prezzi più alti stimolano il drenaggio di risorse da altri impieghi verso il settore degli investimenti immobiliari.

Edilizia e industria

Le dimensioni di questo fenomeno furono molto consistenti: dal 1945 al 1966 furono costruiti circa 31 milioni di vani fabbricati residenziali, mentre la popolazione aumentava di circa 7 milioni di persone. In definitiva, le migrazioni interne, la convenienza all'investimento, la politica di incoraggiamento all'acquisto furono le componenti essenziali che provocarono un'enfasi della domanda, favorirono la speculazione e quindi la lievitazione dei prezzi delle abitazioni. Tutto il processo si svolse senza risolvere mai il problema della casa per i meno abbienti: anzi aggravandolo continuamente.

Decreto legge dell'1 Marzo 1945 n. 154 sui piani di ricostruzione

Furono fatte norme speciali al di fuori della legge del '42. Il piano di ricostruzione si doveva occupare solo dei danni di guerra, non aveva una visione globale come nel PRG. Viene bypassato il piano particolareggiato passando direttamente all'edificazione dei singoli manufatti. Spesso non si occuperanno nemmeno del recupero degli edifici danneggiati dalla guerra ma costruiranno semplicemente nuovi quartieri in zone esterne. Questo perché costruire edifici moderni nel centro storico genera notevoli problemi che è più facile evitare potendo costruire in aree vuote non dovendo sottostare a restrizioni normative di scala (esempio Numero limitato dei piani). Ciò comportò in molti casi l'abbandono del recupero dei centri storici e il concentramento di fondi e manodopera solo nell'edilizia nuova.
Oltre a questo problema sì aggiunse pure la tendenza dei comuni, a procrastinare il piano di risanamento per ottenere fondi più a lungo e portare avanti iniziative private a discapito di quelle pubbliche.
Un esempio è il piano di risanamento di Palermo che è raddoppiato da 10 anni 20. Lo strumento di ricostruzione, da temporaneo e straordinario, diventa ordinario, si prolunga nel tempo e vi s'inseriscono delle varianti volte a sostenere l'interesse privato. L'azione pubblica è messa completamente da parte. Per di più bypassando sia il PRG sia il PPE, il piano di ricostruzione può riguardare solo gli interessi privati, si trasforma in una sorta di piano di coordinamento delle iniziative private. Tutto ciò è nettamente in contrasto con il piano del '42. Si fecero ovviamente anche tagli sul verde pubblico.

Norme speciali al di fuori dei vincoli della L.U. del '42 → Speculazione edilizia;
I Comuni compresi in appositi elenchi devono adottare entro 3 mesi il Piano di Ricostruzione;
L'attuazione del piano va espletata entro 10 anni → (In realtà le proroghe si sono succedute sino a tempi recenti);
Procedure abbreviate per le espropriazioni;
Le spese occorrenti per la formazione del Piano sono a carico non dei comuni, ma del Ministero dei LL. PP. ;
Particolari agevolazioni fiscali;
Dalla relazione generale di L. Piccinato al 5° Congresso dell'INU del 1954;
427 Piani di Ricostruzione operanti;
23 Piani Regolatori Generali approvati.

La speculazione edilizia a Napoli – Il piano Piccinato – Le vicende urbanistiche degli anni '50
I problemi:    
• Il problema edilizio
• Il problema del traffico
• Il problema igienico - sociale
• Il problema artistico
• Il problema regionale turistico
• Il problema industriale

Inquadramento regionale (progressista e lungimirante analisi dei rapporti città/regione).
Previsioni e norme del piano Luigi Piccinato del '39.
Razionale sistema della viabilità.
Sistema di traffico:    
• di transito
• di penetrazione
• di collegamento tra i quartieri
Espansione edilizia in quattro grandi zone (Cfr, con la legenda del PRG del '39):
• Sud-Est (comuni di Portici, Ercolano, S. Giorgio a Cremano)
• Nord (Comuni di Secondigliano, Miano, Mianella, Piscinola, Marianella, S. Pietro a Patierno)
• Nord-Ovest (comuni di Soccavo e Pianura)
• Ovest (Fuorigrotta e Pianura)
Vincolo dei settori intermedi a zona agricola → superficie costruita non superiore a 1/50 di superficie totale “Polmoni necessari al respiro urbano”.
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