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Anima, corpo e malattie nel "De finibus"



PIACERI DI ANIMA E CORPO

Si commette errore quando si ignorano le cause efficienti del bene e del male.  Gli epicurei dicono che i piaceri e dolori dell'anima hanno origine dai piaceri e dolori del corpo (legame corpo-anima), ed entrambi han origine dal corpo, ma non per questo neghiamo che siano maggiori i piaceri dell'anima. Siccome con il corpo possiamo sentire solo ciò che è presente, con l'anima anche passato e futuro. Così, quando ho un dolore nel corpo lo provo anche nell'anima. Ma se ho idee sbagliate in proposito, l'anima può rendere con le sue congetture quel dolore ancor più doloroso. Così per il piacere. Se il piacere coinvolge l'anima ha più importanza. Da qui si comprende perchè proviamo gioia anche quando, soppresso il dolore, non sopraggiunge quel piacere che impressiona i sensi. Il sapiente trova diletto anche nei beni passati, rinnovandone il ricordo. E noi possiamo, inoltre  cancellare le avversità e ricordare con dolcezza la prosperità.

LE MALATTIE DELL’ANIMA E I DISSIDI INTERIORI

Epicuro proclama a voce alta che non si può vivere piacevolmente se non si vive con sapienza, temperanza e giustizia, e viceversa. Infatti, uno stato e una casa non possono essere felici quando sono discordi i padroni. Così un' anima in dissidio e discordia con se stessa non può gustare puro e libero piacere, nè può essere tranquilla, trovandosi sempre in balia di tendenze e propositi contrastanti. Sono le malattie dell'anima che creano il maggior travaglio (desiderio vano e smisurato di ricchezze, gloria, piaceri dissoluti, afflizioni, mestizia). In tutti questi casi l'anima è in pena per qualcosa che non è qui e ora. Lo stesso per la morte e la superstizione. La gente, proiettata nel futuro, non pensa a godersi il presente. Alla fine non ottiene alcun piacere, ma si sobbarca molti travagli incitata dalla speranza di conquistarli.  Dunque gli stolti sono infelici. Così, sbagliano gli stoici che dicono che nulla è bene se non l'onesto, e che la virtù fondata sull'onestà non ricerca alcun piacere.
Tratto da "DE FINIBUS" DI CICERONE di Dario Gemini
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