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Piacere di corpo, anima e delle bestie nel "De finibus"



“Tu dici che piaceri e dolori dell’anima sono superiori a quelli del corpo perchè l’anima partecipa dei 3 aspetti del tempo, mentre il corpo percepisce solo il presente. Ma come dimostrare che chi prova un gioia per causa mia la prova maggiore della mia?” (La frase di Epicuro è: il piacere sorge nell'anima per il piacere del corpo, ed è maggiore il piacere dell’anima che del corpo; ne consegue che è più lieto chi si congratula che chi riceve le congratulazioni). Il sapiente percepirà anche dolori dell’anima superiori a quelli del corpo. Così deve anch’essere infelice a volte. Ma questo non si può cercare in piacere e dolore. Il sommo bene è altrove.
Anche le bestie compiono molte azioni seguendo ciascuna la guida della sua natura, ad es. nell’allevare, mostrando che mirano a qualcos’altro e non al piacere. In altre specie vediamo che si aggregano similmente alle città. Certi uccelli mostrano indizi di tenerezza e memoria.. Quindi anche nelle bestie vi sono parvenze di virtù umane indipendenti dal piacere. Se è così, come possiamo dire che nell’uomo la virtù esiste solo a scopo di piacere? Se le cose stan cosi, e se tutto consiste nel piacere, noi siamo inferiori alle bestie. Tuttavia è normale che il sommo bene può esser diverso per uomo e bestia.
Ma perché l’uomo farebbe si grandi sforzi e attività se tutto tendesse al piacere?  Serse che attaccò la grecia tagliando in 2 il monte athos non certo lo fece per il piacere. Lo stesso vale per il sapiente. Se diremo che egli cerca il piacere, diremo che si è affannato tanto per del miele.

Tratto da "DE FINIBUS" DI CICERONE di Dario Gemini
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