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Piacere e dolore nel "De finibus"



Tutti intendono per piacere quello che alla percezione impressiona i sensi e li pervade di un certa allegria. E' chiamata in greco hedonè, in latino voluptas. Poi ricorda a T. che Ieronimo di rodi, filosofo peripatetico, dice che il termine estremo, il sommo bene, è l'assenza di dolore. E dice anche che il piacere non è desiderabile per se stesso. Dunque dice che sono due cose diverse provar gioia e non sentir dolore.  Ribatte T. ricordando che per lui l'estremo termine di incremento per il piacere è la rimozione di ogni dolore. Ma, dice Cicerone, nonostante tutto devi ammettere che il valore del piacere e del non sentir dolore sono diversi. T risponde che è vero. Cicerone chiede a T qual'è la differenza tra il piacere che si prova nel bere e quel che si prova una volta calmata la sete.
T dice che una volta calmata la sete si ha un piacere stabile, l'altro in atto è un piacere in movimento. Dice T che soppresso ogni dolore (sete), il piacere varia ma non cresce.  Cicerone torna alle etimologie. Dice che "varietà" è una parola latina. Si usa per il piacere quando la sensazione risulta da molti elementi diversi che producono piaceri diversi (varietà si usa per molte cose diverse, non all'interno di una sola). Ma Cicerone non capisce in che modo Torquato intende questa varietà.  
E vero, non c'è nulla di meglio del non provar dolore..Ma solo per questo il piacere è identico al non provar dolore? T dice di si, e che si tratta del massimo piacere.  Allora, gli ribatte Cicerone, come mai non ti attieni a questo solo sommo bene? perchè parli di piacere?
Poi Cicerone sostiene che l'equivalente al greco hedonè è voluptas. E rimprovera T di avergli detto che lui non capisce il piacere mentre gli ignoranti epicurei si. A voluptas tutti danno 2 significati: letizia (quando riferita all'anima) e impressione dolce di piacevolezza (quando riferita al corpo). La differenza è solo che si dice piacere anche per l'anima, ma non si dice letizia o gioia per il corpo. Per questi  si usa il termine piacere quando si ha una percezione piacevole che impressiona qualche senso. E'errata la posizione degli stoici che dicono che il piacere è un'elevazione irrazionale dell'anima che crede di fruire di un grande bene.
Tratto da "DE FINIBUS" DI CICERONE di Dario Gemini
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