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Definizione di Stato in Hobbes



 Lo Stato nasce sulla base di un contratto sociale, un patto, dove una o più persone si impegnano a compiere determinate azioni. Lo Stato ti impegna a rispettare il patto, attraverso le leggi e l'esclusiva della forza. Tutti i singoli uomini si impegnano a non farsi la guerra, si stabilisce un garante. Nel patto sociale gli uomini alienano, si spogliano da tutti i diritti e li consegnano all'autorità Sovrana. Nasce lo Stato civile, dove l'individuo può vivere in libertà e in sicurezza. Ma qual è il limite dello Stato? Io mi posso alienare tutto, tranne ciò che non è alienabile: la mia vita. Tutta la sfera privata, non regolata dalle leggi è libera. La mia libertà, però, finisce dove comincia quella degli altri. La carità, i sentimenti e persino l'amore per i propri figli, sono per Hobbes, espressioni di egoismo. Hobbes è molto pessimista, lui dice che l'unica cosa che ci salva è la ragione. L'uomo è realisticamente un essere cattivo, portato a vivere in solitudine. Dunque la politica, che è atto di forze contrarie, deve venire a patti, e lo Stato è necessari perché è il garante della libertà: Hobbes è convinto che una buona dittatura sia migliore di una cattiva democrazia. Il problema, piuttosto, sta nella misura: fino a un certo punto conviene la dittatura; oltre, invece, è preferibile l'anarchia. Lui, per indicare il limite da non superare, usa il termine Behemoth, ovvero il nome di un mostro che si nutre dei suoi stessi concittadini, e sta a rappresentare il Non-Stato, o meglio l'assenza della Legge.
Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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