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Le fibre nervose

Le fibre nervose


Classificazione delle fibre nervose in base alla velocità di conduzione:
- fibre A: mieliniche, le più grandi, sono quelle dei nervi periferici, vanno da 5-120m/s (come quelle che portano impulsi ai muscoli);
- fibre B: mieliniche, del SNA, hanno velocità inferiore ai 50m/s;
- fibre C: amieliniche, le più piccole e lente, hanno velocità inferiore ai 2m/s .

Sinapsi elettrica: permette il trasferimento di corrente elettrica per mezzo di ioni che attraversano le membrane di due cellule contigue, unite da canali proteici detti giunzioni comunicanti: la prima parte di canale è detta canale pre-sinaptico, l’altra è detta canale post-sinaptico. Nella giunzione comunicante la corrente scorre da un neurone all’altro in continuità, senza ritardo sinaptico e il segnale può viaggiare sia in direzione unica che bidirezionalmente.

Questa trasmissione è detta elettrotonica e può avvenire in seguito a depolarizzazione, dovuta o meno all’aumento di Ca2+ all’interno della cellula. Le sinapsi elettriche nell’uomo sono le meno diffuse.

Sinapsi chimica: caratterizzata dall’uso di neurotrasmettitori per il trasferimento dell’info da un neurone all’altro. Consiste di 3 parti:
- membrana presinaptica o bottone sinaptico, ovvero la parte terminale dell’assone presinaptico, che contiene i neurotrasmettitori, racchiusi in vescicole sinaptiche, e diversi canali Ca2+ volt-dip ;
- spazio intersinaptico , cioè lo spazio di giunzione tra i due neuroni;
- membrana postsinaptica, ovvero la membrana cellulare del neurone postsinaptico.

Esistono due tipi di sinapsi chimiche:
- di tipo I, caratterizzate da proteine distribuite asimmetricamente tra le membrane pre e post-sinaptiche, e vescicole sferiche con neurotrasmettitori associati a trasmissioni eccitatorie;
- di tipo II, caratterizzate da proteine distribuite simmetricamente tra le due membrane, e vescicole ovoidali con neurotrasmettitori associati a trasmissioni inibitorie.

Placca motrice o giunzione neuromuscolare: è la sinapsi tra motoneurone (presinaptico) e muscolo scheletrico (postsinaptico).
Meccanismo d’azione delle sinapsi chimiche:
  • Il neurone presinaptico riceve un segnale depolarizzante che raggiunge la soglia a livello del cono d’emergenza;
  • Si forma il p.a. che percorre l’assone fino al bottone sinaptico, dove provoca l’apertura dei canali Ca2+ , determinando aumento di concentrazione dello ione che innesca la fusione delle vescicole con la membrana presinaptica delle zone attive;
  • Di conseguenza avviene l’esocitosi del neurotrasmettitore nello spazio intersinaptico: il tempo che va dall’insorgenza del p.a. all’esocitosi del neurotrasmettitore è detto ritardo sinaptico;
  • La maggior parte del neurotrasmettitore diffonde fino a incontrare i recettori posti sulla membrana postsinaptica, ai quali si lega fermamente;
  • Questo legame induce un cambiamento nella conformazione del recettore, che inizia il trasferimento dell’info al neurone postsinaptico.
Neurotrasmettitori: presenti in gran numero nel sistema nervoso, sono raggruppabili in diverse famiglie come: acetilcolina, adrenalina, noradrenalina, aminoacidi eccitatori e inibitori, peptidi, ormoni. (L’acetilcolina ha recettori nicotinici sulla membrana cellulare: in presenza di sostanze bloccanti dei recettori nicotinici, non si raggiungerà la soglia per far partire il p.a.)
I neuropeptidi sono prodotti dalle cellule nervose e svolgono la funzione di neuromodulatori, in quanto facilitano o contrastano la risposta del neurone postsinpatico al neurotrasmettitore. Si trovano in tutte le regioni del SN e sono spesso rilasciati contemporaneamente ai neurotrasmettitori. Tra i neuropeptidi ci sono encefaline e endorfine, che agiscono come analgesici naturali dell’organismo. Le encefaline sono rilasciate  infatti a livello delle sinapsi di neuroni coinvolti nella trasmissione di segnali dolorifici: le encefaline quindi iperpolarizzano la membrana postsinaptica, inibendo la trasmissione del segnale di dolore.
Recettori: qualunque variazione di energia, se della giusta intensità, proveniente dall’ambiente esterno o interno all’organismo, è captata da cellule specializzate dette recettori, che la trasformano in variazione di potenziale locale che può generare un p.a.

Recettore ionotropo: canale che, grazie all’interazione con il neurotrasmettitore, si apre e  fa entrare ioni specifici, come Na+, K+, Cl- . La variazione di potenziale locale prende il nome di potenziale postsinaptico eccitatorio (se depolarizzante) o potenziale postsinaptico inibitorio (se iperpolarizzante): quello eccitatorio è la conseguenza di un aumento del flusso di ioni Na+, mentre quello inibitorio deriva da un aumento del flusso di ioni K+ e Cl- .

Recettore metabotropo: grazie al legame col neurotrasmettitore fa aprire canali che provocano reazioni a cascata che modificano il metabolismo cellulare.

Esterocettori: ricevono info provenienti dall’esterno, contengono un sottogruppo di telecettori, che sono in grado di captare stimoli la cui sorgente è lontana dal recettore;
Enterocettori: forniscono info sulle variazioni energetiche generiche nell’ambiente interno, contengono un sottogruppo di propriocettori che registrano modificazioni energetiche in particolari ambiti ristretti.
Terminazione nervosa libera: parte terminale non mielinizzata di una fibra afferente, detta anche recettore del I tipo.
Cellula specializzata in contatto sinaptico: contrae sinapsi con fibre afferenti, detta anche recettore del II tipo. Quelle collegate alla fibra afferente tramite un interneurone sono dette recettori del III tipo: le uniche cellule di questo tipo sono i fotorecettori della retina.
I sistemi sensoriali biologici sono soggetti ad adattamento sensoriale, cioè modulano la frequenza delle scariche di potenziali locali in funzione della frequenza di stimolazione. I recettori, in base al loro grado di adattamento, si dividono in:
- tonici, a lento adattamento, ovvero che danno una scarica di impulsi a frequenza costante per tutta la durata dello stimolo;
- fasici, a rapido adattamento, la cui scarica inizia in seguito allo stimolo e diminuisce subito dopo se lo stimolo è costante.

Tratto da FISIOLOGIA di Giulia Bonaccorsi
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