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Gruppi terapeutici per bambini diabetici in ospedale


Le malattie croniche nell’infanzia possono avere un impatto significativo sui membri della famiglia: sofferenza coniugale più alta, sofferenza emozionale materna associata non tanto agli aspetti medici della malattia quanto alla loro difficile gestione, aumento del rischio di disturbi emotivi e comportamentali nei fratelli sani.
E’ ancora poco frequente che un paziente con malattia cronica, o la sua famiglia, chieda un intervento psicologico, sia perché spesso il disagio emotivo legato alla malattia non è riconosciuto neppure dal paziente stesso, sia perché la domanda rivolta al medico non è formulata in modo chiaro e diretto, ma è l’espressione confusa di un disagio anch’esso poco definito, che avrebbe bisogno di un accoglimento e di una restituzione in una forma più pensabile o più tollerabile.
Nel diabete, l’autogestione della terapia ha pesanti ripercussioni sulle relazioni familiari che spesso risultano essere molto impoverite dalla presenza del diabete con notevoli ripercussioni sulla vita emotiva di ciascun membro.
Il gruppo dei bambini e quello dei genitori si è tenuto presso il Reparto di Pediatria di un ospedale romano. Il diabete rende difficile essere bambino poiché si manifesta in quasi ogni aspetto della vita quotidiana. Il bambino diabetico e la sua famiglia sono intrappolati dalle necessità terapeutiche in un tempo schiacciato, appiattito sul presente. Il diabete usurpa tutto lo spazio: dentro di sé, tra sé e i genitori, quello privato, quello condiviso, quello dell’emozione, della riflessione, del pensiero. Capita che i genitori enfatizzino il diabete come causa di pensieri, sentimenti e azioni del bambino interpretando ogni suo insolito comportamento o emozione come un effetto della glicemia. Questo può convincere il bambino che il diabete è al centro della sua identità.
Il gruppo è per i bambini uno spazio libero dalla supremazia del sintomo, uno spazio in cui si possono trovare insieme le parole per l’esperienza emotiva, anche per sentimenti nuovi o evitati, uno spazio in cui si può avvicinare il proprio vissuto di privazioni senza andare in pezzi. Il gruppo può alleggerire dalla colpa, leggendo le trasgressioni alimentari e le menzogne sui valori glicemici o sull’insulina, come il tentativo di recuperare le libertà su una quotidianità basata sulla necessità. E’ quindi uno spazio transizionale che permette il recupero di un funzionamento integrato e la possibilità di continuare lo sviluppo.
I genitori nel gruppo possono scongelare le emozioni quali rabbia, consapevolezza, risentimento, delusione, paura. Nel gruppo si fa strada la possibilità di una gestione meno tecnica della terapia e dell’inclusione della malattia nel campo comunicativo della relazione mentre prima il diabete era il regista di tanti drammi. Tutto ruota intorno al diabete e poca energia genitoriale resta libera per i fratelli sani (causa di ulteriori sensi di colpa) nonché per il rapporto coniugale. Quando il gruppo funziona, i genitori non hanno più la necessità di parlare soltanto del diabete ma nasce il desiderio di confrontarsi su tutto il resto e di recuperarlo: la vita di coppia, il rapporto con gli altri figli.
Il gruppo è un contenitore grazie al quale è possibile recuperare la fiducia nelle proprie capacità genitoriali.
Tratto da GRUPPI OMOGENEI di Paola Alessandra Consoli
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