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Processo di individuazione nel gruppo omogeneo


La negazione è una modalità di difesa arcaica di fronte a sentimenti di angosciosa impotenza. I fantasmi, formazioni psichiche inconsce, suscitano eccitazioni ed angosce poco controllabili e traumatiche, e sviluppano meccanismi primitivi di negazione e di scissione. L’evento traumatico non è in grado di diventare storia, ma rimane la sua memoria concreta e diretta, senza collegamento con il preconscio. Con il passare del tempo, la perdita di contatto con il proprio mondo interno si struttura come elemento della personalità dell’individuo. La patologia si cronicizza, provocando una paralisi della mente. La vergogna e l’angoscia isolano l’individuo e riducono la possibilità di vita e di investimento sul futuro. Il GO consente condivisione, coesione e coerenza, pone le basi per presentificare la separazione. Quest’ultima diviene ora pensabile, stimola movimenti verso l’individuazione. Il gruppo aumenta la capacità di mentalizzare: simbolizzare, collegare i propri malesseri a trame di pensiero, creare strutture mentali aperte a nuove significazioni.
L’appello al limite temporale apre al futuro e all’attesa, da progetto diventa un processo. Il focus è arrivare a “pensare e sognare” di gruppo e in gruppo. Il terapeuta assume inizialmente un ruolo attivo, sostiene la fusionalità, stimolando al contempo l’individuazione. Per i membri del gruppo è necessario immergersi in una insiemità non più simbiotica ma dotata di realismo, separatezza di sé, accettazione del diverso.
“Noi” può avere un significato fusionale di contenitore protettivo, oppure un insieme in cui sono presenti e differenziate le specificità del singolo. La separazione-individuazione consente al gruppo la riattualizzazione di movimenti integrativi interrotti o solo parzialmente raggiunti che modificheranno la modalità di relazionarsi agli altri. Ogni membro del gruppo assume la consapevolezza di partecipare alla costituzione del “Noi”.
Tratto da GRUPPI OMOGENEI di Paola Alessandra Consoli
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