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Un gruppo ambulatoriale per pazienti con disturbi di personalità


L’ambito istituzionale è il contesto in cui questo gruppo viene concepito, funge da contenitore esterno e, con la sua cultura, incide nella mente del terapeuta e nel modo di pensarlo.
La scelta di progettare setting terapeutici adeguati ai contesti, deve essere basata sulla convinzione che l’agire terapeutico non è impermeabile alla vita dell’istituzione, la quale non gode mai di spazi di pensabilità a 360 gradi, ma è sempre caratterizzato da aree di agito istituzionale, da elementi non sufficientemente elaborati, da errori non sempre riconoscibili e, comunque, solo a posteriori.
I pazienti di questo gruppo presentano disturbi di personalità e sono utenti del Centro di Salute Mentale. Nello Stato Gruppale Nascente, l’analista come gli altri membri del gruppo è sottoposto a potenti emozioni e sperimenta insieme agli altri membri del gruppo disorientamento e difficoltà a pensare.
Le prime sedute sono concentrate sull’utilità dei farmaci, come per un bisogno di riportare la causa e la soluzione dal problema al piano organico scisso da quello psichico. Emerge una forte paura di perdere i riferimenti abituali; i pazienti esprimono l’impossibilità e la paura di avvicinarsi all’idea di un cambiamento, rappresentata dal lavoro di gruppo, come se questo potesse annullare gli individui. Nel gruppo è forte il bisogno di mantenere il controllo razionale.
Nel gruppo, come in famiglia, la relazione può essere conflittuale ed assumere un valore positivo e costruttivo se viene mantenuta, soprattutto dalle persone emotivamente più mature, la disponibilità alla riflessione sugli accadimenti, su di sé e sugli altri.
Questo gruppo, per la patologia dei suoi componenti, fatica a stare in contatto con il mondo emotivo. Non appena sente circolarità, calore, vicinanza, risponde con assenze alle sedute, con richieste di interruzione e il nuovo, anche se positivo, fa paura.
Il mondo interno di queste persone è caratterizzato dalla prevalenza di un oggetto materno parziale onnipotente e dispotico. La figura paterna, svalutata e assente, appare dipendente anch’esso dall’oggetto materno. Un mondo interno dove i rapporti sono fondati sul dominio e sul potere è caratterizzato anche da una particolare fragilità del Sé, con tratti del carattere che vanno dall’ipersensibilità alla facile vulnerabilità e alla difficoltà di occuparsi di sé e della propria realtà, presente e passata, con facili chiusure.
La fragilità del Sé fa desiderare l’accoglimento totale senza limiti. Questo profondo bisogno crea l’angoscia di annichilimento nella vicinanza emotiva; i pazienti vivono il timore di attaccamenti e legami in cui hanno paura di sparire.
Sul piano psicodinamico il lavoro di gruppo ha aperto la strada ad una maggiore consapevolezza del mondo interno di ciascun partecipante e ha favorito l’individuazione dei bisogni di tutto il gruppo, facilitandone l’espressione, grazie all’aver creato una cultura di gruppo di accoglimento, di tolleranza del diverso ed un clima di fiducia.
La costituzione di una storia comune condivisa, insieme con un positivo senso d’appartenenza al gruppo, stimola il costituirsi della consapevolezza di sé come soggetti dotati di valore e il riemergere di ricordi individuanti. Il gruppo offre una nuova rete relazionale a diversi livelli, permette esperienze affettive e cognitive che possono assumere una funzione ripartiva del passato e prospettare soluzioni diverse ai soliti problemi.
Il piano sintomatologico è stato monitorato attraverso un test Symptom Rating Test (SRT) per la misurazione del cambiamento delle condizioni psicologiche. Il test contiene 4 scale: ansietà, depressione, somatizzazione e inadeguatezza.
L’attivazione del processo di simbolizzazione ha consentito di guardare i propri sintomi con la capacità di attribuire loro un significato. In relazione con la diminuzione sintomatologica, l’assenza di interventi in urgenza sono la testimonianza del valore di questo gruppo.
Tratto da GRUPPI OMOGENEI di Paola Alessandra Consoli
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