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Il Tempio dell’arte su progetto di Schinkel


Nel secolo XVIII più di una volta si era parlato della creazione di un museo impostato su principi meramente storicistici, ma di fatto non si trattava di un’intenzione concreta, dal momento che la quasi totalità dei musei era costituita da collezioni private, il cui contenuto, comunque fosse disposto, rispecchiava in linea di massima i gusti del visitatore medio. Ma nel 1821 l’acquisto da parte del governo di Prussia dell’intera raccolta di Solly pose improvvisamente il problema sul tappeto, perché gran parte dei dipinti appartenevano a un genere che il pubblico non era minimamente avvezzo. Il Tempio dell’arte che alla fine si decise di costruire su progetto di Schinkel non sapeva di novità più del suo contenuto. In un primo tempo fu stabilito che i dipinti di ogni singola scuola venissero appesi alle pareti in base a un criterio di ordine strettamente cronologico: i fiorentini per es., partivano da Giotto per arrivare a Zuccarelli, e altrettanto dicasi per i pittori di diversa formazione. Più tardi si cominciò a comprendere, stando alle parole di Waagen, primo sovraintendente del museo, che questo metodo di esposizione aderiva troppo fedelmente alla visione standard del conoscitore di storia dell’arte e nel 1844 riordinò l’intera collezione in modo tale da radunare tutti i quadri di scuola italiana, pur mantenendo l’ordine cronologico. Il vero scopo della galleria, la sua funzione primaria è quella di destare nel pubblico il senso consapevole delle Belle Arti.
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