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Lo show in diretta


Il comizio prima era giudicato in base ai partecipante e alle qualità degli oratori, mentre i nuovi show della politica sono valutati in base alla capacità di imporsi al sistema di informazione .
La manifestazione fluviale organizzata nel 1996 dalla Lega monopolizza la scena comunicativa grazie all’opera di Bossi e in realtà lo show fallisce, ma l’attenzione era già stata data.
Gli show, le convention e i raduni son il momento più appariscente delle campagne di comunicazione che i partiti mettono in atto e dunque politica e mass media sono legati da un rapporto di dipendenza tra la complicità e la competizione.
Nel 2002 la Commissione parlamentare di vigilanza della Rai ha stabilito la riduzione delle dirette di manifestazioni politiche sostituendole con un trattamento giornalistico delle immagini.
L’ultima evoluzione del comizio è quella spettacolare televisiva affermatasi a partire dagli anni ’90; in precedenza solo alcuni eventi eccezionali potevano usufruire della trasmissione televisiva.
Nel corso degli ultimi quindici anni molte manifestazioni sono state trasmesse in diretta.
La trasformazione di eventi di un partito in programmi televisivi li ha trasformati.
La piazza è divenuta un elemento dello spettacolo e il vero pubblico è diventato quello televisivo.
 Anche per la politica si ragiona in termini di audience confrontando il numero dei telespettatori dei diversi programmi; l’ascolto è diventato sinonimo di consenso e i telespettatori hanno preso il posto dei partecipanti.
La televisione interviene sulla natura degli eventi e il passaggio da un evento politico ad uno mediale comporta la riscrittura della sua grammatica  e del suo significato.
La trasformazione del comizio in un programma televisivo modifica le forme e i modi dell’iniziativa infatti orari, percorsi e contenuti vengono cambiati in base alle esigenze della televisione che aggiunge al fatto i commenti, l’analisi e gli interventi giornalistici.
Di fronte alla possibilità di ampliare il proprio uditorio i partiti ambiscono alla diretta e la sua mancata concessione è fonte di proteste, come in occasione della decisione della Rai di non trasmettere la grande manifestazione pacifista del 2003 per non produrre una pressione sui politici, infatti il Cda della Rai emana una delibera per cui si concede la diretta televisiva solo alle manifestazioni che si configurano come momenti istituzionali e per i grandi avvenimenti di cronaca, escludendo le manifestazioni politiche.
Spesso i partiti autoproducono le trasmissioni; una soluzione economica ed efficace che si potrebbe rivelare un nuovo strumento a disposizione della politica.
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