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La geografia secondo la scuola tedesca


La scuola tedesca svolta verso il regionalismo con Hertner, per cui la geografia non è una scienza generale della terra ma di singole unità distinte per le loro differenze; più che fissarsi sul rapporto esclusivo natura-uomo, si deve guardare a tutti gli aspetti che si intrecciano in una regione.
La geografia francese assume un proprio carattere sul finire dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, con il possibilismo geografico che ha il suo caposcuola in Vidal de la Blache e la cui opera principale sono gli “Annales de Géographie”. Il genere di vita di un gruppo umano è l’insieme dei comportamenti abituali del gruppo, il modo di organizzarsi e di ottenere dall’ambiente naturale il proprio sostentamento; è insomma la reazione possibile e adottata dal gruppo sulla base delle proprie esperienze storiche e sociali in risposta agli stimoli ambientali. Il campo di studi della geografia umana è considerato da Vidal de la Blache la superficie terrestre, anzi l’insieme dei fenomeni che si svolgono nella zona di contatto tra gli strati solidi, liquidi e gassosi. In questa zona l’uomo è un agente attivo e i fatti umani non si possono spiegare con l’influenza ambientale, perché accanto a questa c’è il largo condizionamento delle attitudini di un popolo: a fenomeni antropici uguali non corrisponde necessariamente la medesima causa fisica determinante, in quanto i gruppi umani hanno la possibilità di reagire alla natura in modo differenziato.

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