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Le tendenze e le controtendenze politiche degli anni '60 in Italia


LA POSTA E IL GIOCO. Ogni analisi del centro – sinistra tende inevitabilmente a trasformarsi nella discussione su di una grande occasione mancata e a porre al centro una sfasatura rilevante. La sostanziale pochezza della politica concreta dei governi di centro – sinistra è infatti in contrasto stridente con le riflessioni di notevole respiro che ne avevano accompagnato la nascita, e al tempo stesso con le attese e le aspirazioni che si erano diffuse in una società profondamente trasformata.
Una prima ragione del fallimento sta indubbiamente nella corposa presenza di resistenze e opposizioni efficaci, in parte implicite e in parte esplicite. Esse accomunano ampi settori del corpo sociale come degli apparati dello stato, nascono da interessi consolidati di gruppi e ceti e al tempo stesso da culture e orizzonti mentali radicati.
Veti e vincoli esterni – Vaticano e USA in primis – non sono irrilevanti e non cessano automaticamente né con Roncalli né con Kennedy. Per capire appieno l'efficacia e la lunga durata delle resistenze è necessario però ricordare in primo luogo gli elementi che abbiamo evocato sommariamente in altre parti di questo libro: la natura e i connotati del blocco sociale che si era consolidato e definito negli anni del centrismo attorno alla DC, i collanti materiali e ideologici di quel blocco.
Solo così si può comprendere il grande ritardo con cui l'esperienza riformatrice ha avvio, e poi l'immediato innesco di controtendenze che rapidamente portano al suo svuotamento. Diamo allora uno sguardo al succedersi degli eventi. Deve passare un anno e mezzo dal luglio del 1960, dobbiamo cioè arrivare al febbraio del 1962 perché il congresso DC di Napoli dia un via libera, in larga misura riluttante, al processo di allargamento, in prospettiva, per un governo col PSI. Subito dopo, però, quell'indicazione è addirittura contraddetta dall'elezione di Segni a presidente della Repubblica. Le uniche reali riforme sono compiute dal governo Fanfani, nato proprio nel febbraio 1962, ed ha il sostegno solo esterno del PSI; già all'inizio del 1963 i colpi di freno impressi dalla DC sono sempre più corposi e il governo accantona alcuni aspetti essenziali del suo programma, così che il PSI deve considerare chiusa questa prima fase di alleanza.
Nel novembre 1963 l'alleanza viene ripresa in mano dopo la parentesi del governo di transizione presieduto da Leone. I socialisti stavolta entrano a far parte del governo, il Moro I, ma la spinta del miracolo è praticamente terminata, sostituita da una congiuntura economica negativa che spinge meccanismi di segno conservatore.
Nel luglio 1964, con la crisi di governo e il Moro II, il centro – sinistra conosce la definitiva sconfitta e se la formula di governo continua a sopravvivere, essa sopravvive solo sulla carta, senza i contenuti e il progetto che stavano alla base. In pochi anni non erano fallite solo le riforme; era fallito il riformismo come modello. Su questo sfondo nero avanzano nuove forme di degenerazione politica.
L'itineraio del PSI è significativo in proposito: da mantice demiurgico del riformismo a creatura scissa e mutata dalla scissione e dalla nascita del PSIUP, dal progressivo isolamento di Riccardo Lombardi, dall'appannamento dell'ansia di vedere riforme reali, dallo scadimento della visione di Nenni.

Tratto da STORIA CONTEMPORANEA di Gherardo Fabretti
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