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Conseguenze economiche della crisi del 1929


La crisi del ’29 fece sorgere un complesso di problemi la cui soluzione si rivelò al di là della capacità di recupero delle forze economiche individuali. Ovunque con maggiore o minore ampiezza fu quindi lo stato ad assumersi nuovi ed importanti oneri con l’assunzione del ruolo di vero soggetto attivo dell’espansione economica. In generale i governi, a cominciare da quello americano, potenziarono l’intervento statale seguendo linee di condotta fortemente empiriche elaborate per rispondere alle urgenze del momento. Il primo e più importante sforzo di sistemazione teorica delle trasformazioni in corso giunse nel ’36 con la pubblicazione da parte dell’economista inglese Keynes del volume “Occupazione, interesse e moneta”, teoria generale che aprì un capitolo nuovo nella storia della scienza economica. Keynes riteneva che i meccanismi spontanei del capitalismo non fossero in grado di consentire da soli un utilizzazione ottimale delle risorse e soprattutto attribuì allo stato il compito di accrescere il volume della domanda effettiva, manovrando in senso espansivo la spesa pubblica. La spesa pubblica poteva essere finanziata anche col ricorso ai deficit di bilancio e con l’aumento della quantità di moneta in circolazione. Politiche analoghe sarebbero state adottate da quasi tutti i governi occidentali dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Nel corso degli anni ’30 il processo di urbanizzazione accelerò ulteriormente a causa della grave crisi del sette agricolo.
Al contrario il settore edilizio vive un intenso sviluppo che ebbe conseguenze notevoli non solo sull’economia ma anche sulla qualità della vita delle masse urbane.

Una tappa decisiva nel cammino della società di massa fu segnato dalla nascita e la diffusione della radio, che venne utilizzata anche come strumento politico e di addottrinamento. Il cinema contribuì invece allo sviluppo del fenomeno del divismo di massa ma attraverso esso si potevano anche divulgare messaggi ideologici come i cinegiornali.
Furono soprattutto i regimi autoritari a sfruttare appieno le possibilità dei nuovi mezzi di comunicazione.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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