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I movimenti operai in Italia


La fine degli anni ’60 fu caratterizzata in Italia da una radicalizzazione dello scontro sociale che ebbe come protagonisti prima gli studenti e poi la classe operaia. La mobilitazione degli studenti universitari portò all’occupazione di numerose facoltà. La contestazione giovanile assunse in Italia un forte ideologizzazione in senso Marxista e rivoluzionario; il movimento studentesco assunse una posizione sempre più ostile nei confronti del capitalismo, e individuò il suo interlocutore privilegiato nella classe operaia. L’operaismo fu ance il tratto distintivo di alcuni nuovi movimenti politici che nacquero sull’onda del movimento studentesco e che furono chiamati extraparlamentari: Potere Operaio, Lotta Continua, Avanguardia Operaia. Legata alle lotte del ’68 fu infine la nascita del Manifesto: gruppo costituitosi nel ’69 attorno all’omonima rivista per iniziativa di alcuni dissidenti comunisti. la lotta dei lavoratori culminò alla fine del ’69 nel cosiddetto “autunno caldo”, le lotte ebbero come principale protagonista la figura dell’”operaio massa”: ossia del lavoratore scarsamente qualificato. Le tre maggiori organizzazioni sindacali riuscirono a prendere in mano la direzione delle lotte e a pilotarle verso la conclusione di una serie di contratti nazionali che assicurarono ai lavoratori dell’industria cospicui aumenti salariali. L’impegno comune riavvicinò i tre sindacati che avviarono un processo di parziale riunificazione (sfociato nel ’72 nella costituzione di una federazione unitaria) e crearono forme più dirette di rappresentanza: i “consigli di fabbrica”. Il nuovo peso delle organizzazioni sindacali fu favorito dall’approvazione da parte del parlamento nel ’70 dello Statuto dei Lavoratori. L’unico intervento di rilievo nel campo dell’istruzione fu la liberalizzazione degli accessi alle facoltà universitarie, non accompagnata però da una riforma di una scuola superiore e della stessa università. fra il ’68 e il ’70 furono approvati i provvedimenti relativi all’istituzione delle regioni e nel giugno ’70 si tennero le prime elezioni regionali. Nel dicembre ’70 nonostante l’opposizione della DC fu approvata la legge Fortuna-Baslini che introduceva in Italia l’istituto del divorzio.

Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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