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Lo scoppio della rivoluzione Russa, 1917



Tra tutti gli sconvolgimenti politici e sociali provocati dalla prima guerra mondiale, la rivoluzione russa fu, non soltanto il più violento e traumatico, ma anche il più imprevisto almeno nei suoi sviluppi. Quando, nel marzo 1917, (Febbraio per il calendario russo), il regime zarista fu abbattuto dalla rivolta degli operai e dei soldati di Pietrogrado, la successione fu assunta da un governo provvisorio di orientamento liberale costituito per iniziativa dei membri della Duma e presieduto da un aristocratico, il principe Georgij L’vov. Obiettivo dichiarato del governo era quello di continuare la guerra a fianco dell’Intesa e di promuovere nel contempo l’occidentalizzazione del paese sul piano delle strutture politiche e dello sviluppo economico.
Gli undiGli unici a rifiutare ogni partecipazione al potere furono i bolscevichi, convinti che solo la classe operaa, alleata agli strati più poveri delle masse rurali, avrebbe potuto assumersi la guida della trasformazione del paese. Come già era accaduto nella rivoluzione del 1905, al potere “legale” del governo si era subito affiancato e sovrapooosto il potere di fatto dei soviet: soprattutto di quello della capitale, che agiva come una specie di parlamento proletario, emanando ordini spesso in contrasto con le disposizioni governative. Nell’aprile del ’17, Lenin, leader dei bolscevichi, rientrò in Russia dalla Svizzera dopo un avvenutroso viaggio attraverso l’Europa in querra. Non appena giunto a Pietrogrado, Lenin diffuse un documento di dieci punti (le cosiddette “tesi di aprile”) in cui rifiutava la diagnosicorrente sul carattere “borghese” della fase rivoluzionaria in atto e poneva in termini immediati il problema della presa del potere, rovesciando la teoria marxista ortodossa, secondo cui la rivoluzione proletaria sarebbe scoppiata prima nei paesi più sviluppati, come risultato delle contraddizioni del sistema capitalistico giunto al suo ultimo stadio: era invece la Russia, in quanto “anello più debole” della catena imperialista, a offrire le condizioni più favorevoli per la messa in crisi del sistema. Per l’immedito, l’obiettivo era quello di conquistare la maggioranza nei soviet e di lanciare le parole d’ordine della pace, della terra ai contadini poveri, del controllo sociale della produzione da parte dei consigli operai. Al tempo stesso si approfondiva perà la frattura con gli altri gruppi socialisti che avevano accettato di partecipare al governo di coalizione e di collaborare alla prosecuzione dello sforzo bellico. A Pietrogrado a metà lueglio, alcuni soldati e operai armai scesero in piazza per impedire la partenza per il fronte di alcuni reparti, e i bolscevichi, che all’inizio non avevano approvato l’iniziativa, cercarono successivamente di assumerne il controllo, ma l’insurrezione fallì per l’intervento di truppe fedeli al governo. Alcuni leader bolscevichi furono arrestati o, come lo stesso Lenin, costretti a fuggire. In agosto il principe L’vov si dimise e fu sotituito da Kerenskij. Ai primi di settempre, il comandante dell’esercigo Kornilov lanciò un ultimatum al governo chiedendo il passaggio dei poteri alle autorità militari, ma Kerenskij reagì facendo appello alle forze socialiste, compresi i bolscevichi. Si distribuirono armi alla popolazione e si incitarono alla rivolta le truppe di Kornilov. Il tentativo di colpo di stato militare fu così stroncato ma ad uscire rafforzati dalla vicenda furono soprattutto i bolscevichi che conquistarono la maggioranza nei soviet di Pietrogrado e Mosca.
La decisione di rovesciare con la forza il governo Kerenskij fu presa dai bolscevichi il 23 ottobre, in una drammatica riunione del Comitato centrale del partito. Contrari all’insurrezione erano due fra i più autorevoli dirigenti del partico: Gregorij Zinov’ev e Lev Kamenev. Favorevole era invece un altro leader di grande prestigio, Trotzkij, che fu l’organizztore e la mente militare dell’insurrezione. La mattina del 7 novembre (25 ottobre secondo il calendario russo), soldati rivoluzionari e guardie rosse (ossia milizie operaie armate) circondarono e isolarono il Palazzo d’Inverno, già residenza dello zar e ora sede del governo provvisorio, e se ne impadronirono la sera stessa.
Veniva frattanto costituito un nuovo governo rivoluzionario, composto esclusivamente da bolscevichi e di cui Lenin era presidente, che fu chiamato Consiglio dei Commissari del Popolo. Riunitasi la prima volta in gennaio, la Costituente fu immediatamente sciolta grazie all’intervento di militari bolscevichi che ubbidivano a un ordine del Congresso dei soviet. Con lo scioglimento della Costituente, il potere bolscevico rompeva definitivamente con le altre componenti del movimento socialista, ponendo le premesse per l’instaurazione di una dittatura di partito.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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