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Nazismo: repressione, razzismo e culto del capo

 
Il rapporto fra capo e popolo doveva essere diretto, senza mediazioni istituzionali. Dalla comunità di popolo erano esclusi gli elementi antinazionali, i cittadini di origine straniere o di discendenza non ariana, ma soprattutto gli ebrei.
Gli ebrei erano in Germania una stretta minoranza, ma erano concentrati tuttalpiù nelle grandi città e occupavano le zone medio alte della scala sociale. La discriminazione fu ufficialmente sancita nel settembre 1935 dalle cosiddette leggi di Norimberga, il che spinse 200'000 ebrei ad abbandonare la Germania tra il ’33 ed il ’39. Ha guerra mondiale già iniziata Hitler concepì il mostruoso progetto detto “Soluzione Finale” che prevedeva la deportazione in massa degli ebrei nei campi di concentramento.

Ad aiutare la scalata al potere di Hitler è necessario tener conto della vastità e dell’efficienza dell’apparato repressivo e terroristico: molte polizie: da quella ufficiale a quella segreta (Gestapo), a l’onnipresente servizio di sicurezza SS. Le dimensioni del consenso al regime furono forse superiori a quelle mai ottenute da qualsiasi altro sistema totalitario, una prima spiegazione sta nei successi di Hitler in politica estera, un altro importante fattore di consenso la ripresa economica. Usando la spesa pubblica per favorire la ripresa e accrescere l’occupazione, il regime nazista adottò una politica non molto diversa da quella di Roosevelt negli USA.. Un’altra grande capacità di Hitler fu quella di imporre formule e miti capaci di toccare l’animo popolare. L’utopia che proponeva Hitler era quella di un mondo popolato da uomini belli e sani, profondamente legati alla propria terra. Questo ideale contrastava in modo stridente con la prassi concreta del regime, sospinto dalla sua logica bellicistica a favorire lo sviluppo della grande industria. Ma si innestava su una solita tradizione culturale nazionale di origine romanica fondata sui miti della terra e del sangue, di istintivo rifiuto della civiltà moderna. La caratteristica peculiare della politica culturale nazista stava nel fatto che, per diffondere un’utopia antimoderna, il regime si serviva di mezzi modernissimi. Quello nazista fu il primo governo ad istituire in tempo di pace un ministero per la propaganda affidato a Joseph Goebbels e divenne uno dei principali centri di potere del regime. La stampa era sottoposta a strettissimo controllo e collegata ad un unico apparato alle dipendenze del ministero.

Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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