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Autoefficacia


Autoefficacia: è la convinzione di un individuo di poter organizzare e dirigere le proprie abilità al fine di eseguire un’azione che lo porti alla conseguenza desiderata.
Questa convinzione si basa su 4 fonti di info:
  1. Esperienze comportamentali dirette, ovvero il ricordo di esperienze passate affrontate con successo per consolidare le aspettative future;
  2. Esperienze vicarie, ovvero la creazione di un database di immagini per analizzare l’errore e osservare un modello ritenuto competente;
  3. Persuasione verbale, ovvero il miglioramento della fiducia nell’allenatore attraverso la chiarificazione degli obiettivi da raggiungere;
  4. Gestione delle emozioni, ovvero il lavoro da effettuare sul controllo delle reazioni emotive a situazioni di stress e tensione.
L’autoefficacia è specifica, instabile nel tempo, influenzabile da risultati a breve termine e contagiosa.

Un eccesso di autoefficacia porta a credere in possibilità che non si hanno e di essere capaci di cose che non si sanno fare; un deficit di autoefficacia porta invece a ignorare l’esistenza delle proprie abilità e a credere di non essere capace nonostante si possiedano le risorse necessarie.

L’autoefficacia ottimale è caratterizzata da:
  • maggior motivazione intrinseca;
  • maggior interesse verso il compito;
  • incremento degli sforzi di fronte agli insuccessi;
  • obiettivi ambiziosi;
  • trasformazione di situazioni stressanti in situazioni motivanti;
  • approccio positivo a compiti difficili.
Per costruire l’autoefficacia è necessario:
  • Fare esperienza
  • Valorizzare il progresso
  • Creare nuovi obiettivi
  • Favorire l’autodialogo positivo
  • Vedere il gruppo come elemento di appoggio
  • Prepararsi  a situazioni variabili
  • Dare rispetto e fiducia.
Aspetti fondamentali dell’autoefficacia:
  • Pensieri, in quanto la valutazione cognitiva ha grande influenza sul comportamento dell’atleta: infatti, da una certa situazione scaturiscono dei pensieri, positivi o negativi, che influiscono sulle reazioni emozionali dell’atleta e quindi sul suo comportamento e rendimento;
  • Modello trifasico di Moore e Stevenson: secondo questo modello, il programma di allenamento dell’autoefficacia si svolge in 3 fasi:
  1. fase educativa, in cui l’atleta prende consapevolezza dell’allenamento;
  2. fase di apprendimento, che riguarda le strategie e le tecniche per apprendere le abilità psicologiche correlate all’autoefficacia, come concentrazione, calma e sicurezza;
  3. fase pratica, che prevede un allenamento integrato con l’utilizzo di video per l’analisi dell’errore e di esercitazioni per automatizzare i movimenti e sviluppare l’autodialogo.
  • Strategie: ci sono 3 tipi di strategie per allenare l’autoefficacia:
  1. approssimazione positiva, in cui l’allenatore non deve perdere il controllo se un’esercitazione va male ma deve criticare in modo costruttivo, premiare il buon lavoro e dare a tutti le stesse opportunità;
  2. clima motivazionale, che influenza il rendimento dell’atleta e la sua fiducia in sé stesso. Per ottenere un clima adeguato, l’allenatore deve fornire allenamenti diversificati,  dividere in gruppi e tenere in considerazione le differenze individuali;
  3. utilizzo di modelli dimostrativi, che servono all’atleta per apprendere nuove abilità attraverso l’osservazione di un modello. L’allenatore deve ricordare le istruzioni chiave, ripetere se necessario le dimostrazioni e suddividere abilità complesse.
  • Autoefficacia collettiva: è la percezione, condivisa dei membri del gruppo, delle capacità individuali dei compagni, ed è allo stesso tempo, la percezione dell’individuo delle capacità della squadra nella sua totalità. Per favorire la squadra come unità, è necessario dare a tutti fiducia e opportunità e valorizzare il contributo di ognuno.

Tratto da PSICOBIOLOGIA di Giulia Bonaccorsi
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