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Controllo emotivo


Controllo emotivo si compone di: emozioni, attivazione, ansia, stress.

L’allenatore costruisce il controllo emotivo in due modi:
  1. Allenamento fuori dal campo, attraverso strategie per: riconoscere le emozioni, aumentare/ridurre l’attivazione, controllare l’ansia, aumentare/ridurre lo stress;
  2. Allenamento in campo, attraverso esercitazioni sotto pressione e in situazioni di stress.
Per costruire il controllo emotivo è necessario:
  • conoscere il profilo emotivo dell’atleta;
  • favorire un clima emotivo positivo;
  • gestire i successi e gli errori;
  • stabilire una routine;
  • controllare le distrazioni;
  • allenare l’incertezza.
Emozioni: sono sensazioni o stati soggettivi temporanei, di vario tipo e intensità.
Sono caratterizzate da:
  • Pensieri, ovvero la valutazione cognitiva delle sensazioni che provocano l’emozione;
  • Sensazione soggettiva, che fa riferimento alle esperienze consapevoli vissute durante un episodio emotivo;
  • Modificazioni fisiologiche, che modificano le secrezioni ormonali, il ritmo cardiaco e respiratorio;
  • Comportamenti espressivi, ovvero gli strumenti con cui esprimiamo le emozioni.
Tecniche per controllare le emozioni sono:
  • modificare i pensieri che le precedono;
  • riconoscere e far riconoscere le sensazioni soggettive, le modificazioni fisiologiche e i comportamenti espressivi.
Attivazione: condizione di energia e prontezza che ci permette di percepire, analizzare e rispondere in modo efficace a timoli esterni o interni.
È uno stato di eccitazione psicofisiologica per mettere in atto un certo comportamento.
A seconda dell’interpretazione individuale dell’attivazione, le tecniche per  aumentarla o ridurla sono:
  • le risorse a disposizione;
  • le situazioni di rischio;
  • il controllo della situazione;
  • lo sviluppo di nuove strategie.
Ansia: è uno stato emozionale negativo accompagnato da preoccupazione e nervosismo, ed è associata d un aumento dell’attivazione.
Ci sono 4 tipi di ansia:
  1. Di tratto, che è un fattore stabile della personalità;
  2. Di stato, che è dovuta a variabili dell’ambiente esterno;
  3. Cognitiva, che è legata ad aspettative negative;
  4. Somatica, che è un tipo di attivazione fisiologica misurabile direttamente o indirettamente.
Tecniche per controllare l’ansia sono:
  • non variare il metodo di lavoro;
  • non ricordare eccessivamente l’importanza di una gara;
  • non ricordare le conseguenze di un risultato negativo.
Stress: è una risposta aspecifica di attivazione dell’organismo quando deve affrontare un’esigenza.
È una reazione fisiologica adattiva che può diventare negativa se prodotta per molto tempo e non accompagnata da risposte efficaci.
Ci sono due tipi di stress:
  1. eustress, che è positivo e necessita di attivazione;
  2. distress, che è negativo e comporta un eccessiva attivazione.
Le fonti dello stress sono le richieste dell’ambiente alla persona, e sono di due tipi:
  • Stressor fisici, che si manifestano con deprivazione dei bisogni fisiologici, stimoli dolorosi, situazioni di pericolo;
  • Stressor psicologici, che si manifestano con eventi traumatici, difficoltà, conflitti, cambiamenti.
Tecniche per ridurre lo stress: consistono nel ridurre l’incertezza nell’atleta, informandolo su ciò che deve fare e senza cambiare opinione in breve tempo.
Tecniche per aumentare lo stress: consistono nell’aumentare l’incertezza nell’atleta, che ha bisogno di una certa tensione, ricordando l’importanza della gara, esaltando le caratteristiche dell’avversario, modificando il lavoro, ricordando le conseguenze di un risultato negativo.

Le situazioni stressanti sono di due tipi:
  • generali, quando generano stress nell’atleta ma non nel contesto competitivo;
  • specifiche, quando emergono nel contesto competitivo e vengono riprodotte in allenamento.
Pressione psicologica: si ha quando l’atleta subisce un’alterazione dell’attivazione per adattarsi ad una nuova realtà, a causa di situazioni antecedenti o stimoli stressanti.

Situazioni determinanti pressione sono:
  • la competizione, con l’incertezza del risultato, l’ambiente, la responsabilità, le esperienze negative passate;
  • l’allenamento, con le condizioni climatiche, la monotonia, gli orari, il carico emotivo e cognitivo.
Allenamento sotto pressione: consiste nel riprodurre situazioni il più simile possibile alle condizioni di gara, con l’obiettivo di imparare a competere.

Tratto da PSICOBIOLOGIA di Giulia Bonaccorsi
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