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Il lavoro sul limite dell'intimità con pazienti abusati o traumatizzati


L'esplorare insieme ciò che avviene nell'incontro, le reazioni e le emozioni da esso suscitate, può essere un'importante esperienza trasformativa per il paziente, se questi non ha mai avuto esperienze relazionali del genere, o ancor più se ha una storia traumatica alle spalle. In tali circostanze, infatti viene generalmente impedito proprio il parlare di ciò che accade o è accaduto nella relazione e la condivisione della propria reazione affettiva a riguardo. Nel caso di genitori abusanti, per esempio, il bambino imparerà pian piano a difendersi dalla sofferenza troppo grande e potenzialmente scompensante che prova estraniandosi dalla situazione presente, dissociando l'esperienza di abuso mentre essa sta accadendo, e in seguito il suo ricordo. Portare, al contrario, il paziente abusato a riflettere su un qualcosa che sta avvenendo proprio nel momento stesso in cui se ne parla, nel presente della relazione col terapeuta, ed esplorare cosa ciò suscita in lui, si pone esattamente all'opposto rispetto al modo di funzionare che aveva appreso nelle sue prime relazioni.

Spesso alcuni pazienti traumatizzati possono difendersi dal vissuto traumatico dissociando completamente i propri bisogni di dipendenza e vicinanza, fantasticando di poter funzionare in modo autosufficiente, come sistema chiuso. Avendo vissuto la tragedia del tradimento nelle loro prime relazioni saranno infatti molto restii a farsi coinvolgere nuovamente e a porgere la loro fiducia in nuove figure. Gli sforzi fatti dal terapeuta nell'entrare in sintonia con loro potrebbero essere vissuti come avances, violazioni o penetrazioni non volute nella propria intimità. È quindi necessario che il terapeuta si mantenga nel precario equilibrio tra il non risultare troppo invadente e l'essere sufficientemente interessato, premuroso e vicino al paziente, evitando che questi si senta nuovamente invaso o al contrario trascurato, come accadeva nelle sue prime relazioni. La relazione col terapeuta può far scoprire che è possibile essere in intimità con qualcuno senza essere violati.

Il discorso relativo al non imporsi sul paziente, al lasciargli tempo e spazio è un altro argomento caro a Ehrenberg, secondo la psicanalista, infatti, spesso è più fruttuoso lasciare che il paziente arrivi da solo ai propri insight, lavorando insieme sul limite dell'intimità, che non lanciargli la propria interpretazione, forse prematura. In questo modo il paziente fa un passo molto più grande nell'analisi in quanto ogni traguardo raggiunto da solo ha una portata maggiore e può far scoprire in sé risorse che non credeva di avere.

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